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La classe politica israeliana nella bufera, fra scandali e critiche sulla conduzione della guerra

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La classe politica israeliana nella bufera, fra scandali e critiche sulla conduzione della guerra

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Il Presidente israeliano Moshe Katsav sarà sentito oggi dalla polizia: rischia d’essere incriminato per molestie sessuali. Sono gli sviluppi d’una inchiesta che il Procuratore generale aveva ordinato più di un mese fa ma che il clamore delle guerra contro Hezbollah aveva lasciato in secondo piano. L’accusa è di avere costretto a rapporti sessuali una sua ex dipendente. Lunedì la perquisizione della residenza ufficiale del Capo di stato, a Gerusalemme. Il tutto, il giorno dopo che il ministro della Giustizia, il laburista Haim Ramon, ha rassegnato le dimissioni, anch’egli travolto dall’accusa di molestie sessuali nei confronti d’una dipendente statale.

Un “sexgate” in piena regola che, al di là delle conseguenze per i diretti interessati, rischia di far traballare il governo di Ehud Olmert. Con le dimissioni del ministro della Giustizia il Premier ha perso uno dei suoi uomini chiave, mentre deve far fronte alle aspre critiche sulla gestione della guerra, considerata da più parti un flop, visto che nessuna delle mete prefissate è stata raggiunta. E’ quanto spiega Uri Dromi, analista: “Soprattutto i riservisti di ritorno dal fronte si sentono traditi: c‘è stata incoerenza e mancaza di leadership”.

La guerra in Libano aveva ottenuto l’iniziale appoggio della popolazione israeliana. Ma le milizie non sono state disarmate, i militari di Tsahal rapiti non sono stati liberati e l’arrivo della tregua ha riportato allo status quo precedente.