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50 milioni di euro e 300 uomini per combattere la marea nera della centrale elettrica a Beirut

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50 milioni di euro e 300 uomini per combattere la marea nera della centrale elettrica a Beirut

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Ramlet al Baida, spiaggia di Beirut di proverbiale bellezza, è ridotta così. Il bombardamento israeliano a metà luglio di una centrale elettrica ha provocato un disastro ecologico: colpite le cisterne durante la guerra nessuno ha potuto intervenire. Quindicimila tonnellate di petrolio si sono riversate su centocinquanta chilometri di costa, altre cinquanta in mare apertro minacciano Creta. I volontari intervengono con mezzi artigianali.

“La situazione è grave – dice un supervisore – stiamo dando ai volontari istruzioni su come pulire la spiaggia senza rimuovere grandi quantità di sabbia e agendo solo nei punti di reale inquinamento”.

I ministri dei Paesi del Mediterraneo orientale e le agenzie Onu riunitisi ad Atene hanno varato un piano di intervento da 50 milioni di euro. Prima urgenza i rilievi aerei, ancora oggi non autorizzati, e almeno trecento uomini a cui affidare il recupero delle aree più colpite.

Chi ha pagato di più il prezzo dell’inquinamento del mare sono i pescatori della piccola città di Byblos, una trentina di chilometri a sud della capitale. Il loro porticciolo, da settimane, si presenta così. Impossibile uscire con la barca. La pesca del tonno era la principale attività di sostentamento della comunità.