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Critiche sull'applicazione delle misure di sicurezza

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Critiche sull'applicazione delle misure di sicurezza

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E’ soprattutto la messa in pratica delle misure antiterrorismo che lascia a desiderare, secondo le compagnie aeree e i passeggeri, principali vittime del caos negli aeroporti di Londra. Dall’11 settembre 2001 i controlli sono aumentati, rispondendo puntualmente alle strategie dei terroristi. Proibiti prima gli oggetti taglienti. Poi, dopo aver trovato dell’esplosivo nelle scarpe di un passeggero, sono aumentate le perquisizioni.

Continuando su questa linea, dal 10 agosto il governo di Londra ha vietato ai passeggeri di portare liquidi a bordo e ridotto il volume del bagaglio a mano. Il controllo “passeggero per passeggero” sembra per ora il mezzo più efficace, mentre è già polemica su un ipotetico sistema che riconosca la fisionomia degli individui a rischio.

Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair: “Vorrei che il ministro dei trasporti mi spiegasse perchè questa valigia è sicura e può essere portata a bordo e quella normale con le ruote, che la maggior parte dei passeggeri possiede, non è considerata sicura. E’ pazzesco. Questa farsa sta permettendo ai terroristi di distruggere l’industria aerea in Gran Bretagna”.

E il conto è salato. Le misure contro il terrorismo sono costate finora alle compagnie dai 74 ai 148 millioni di euro. Alcuni operatori chiedono che il governo indaghi sul perchè di tanti disordini e cancellazioni di voli. Altri riconoscono la priorità della sicurezza, ma denunciano la mancanza di personale sufficiente.

Ian Aisles, presidente di un associazione di Tour Operators: “Il governo è uno degli attori in gioco qui. Chiaramente ognuno degli aeroporti è gestito da diverse compagnie, ma è il governo che decide la politica di sicurezza. L’esecutivo deve impegnarsi in un’inchiesta pubblica, prima di tutto per capire come sono andate le cose e poi per applicare una politica più efficace per il futuro”.

E la mancanza di un vero coordinamento europeo, osservano alcuni analisti, permette ai terroristi di aggirare le strette misure applicate negli aeroporti britannici, imbarcandosi per Londra in un altro aeroporto d’Europa.