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Continua il ritorno dei rifugiati libanesi. Tra le macerie delle case ancora vittime e bombe inesplose

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Continua il ritorno dei rifugiati libanesi. Tra le macerie delle case ancora vittime e bombe inesplose

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Prima la fuga forzata, ora il ritorno a casa, o piuttosto alla macerie rimaste della vita di prima. Alla periferia sud di Beirut come nel Libano meridionale uno scenario di devastazione accoglie molte famiglie. Della casa di Mohamed Tarini è rimasto in piedi lo scheletro. E lui ringrazia Dio. I massicci bombardamenti israeliani nei quartieri di Haret Reik, Shiah, Ghoobeireh dovevano colpire le sedi di Hezbollah. Tra polvere e detriti la signora Em Ali Orabi ritrova alcuni oggetti della sua casa distrutta.

“Mi sento prigioniera, nessuna felicità. Abitavo qui da trentacinque anni. Per fortuna ci torneremo a vivere. Spero torneremo tutti a essere di nuovo i vicini di prima”. Corpi che riemergono dopo settimane, quaranta solo lunedì. il lavoro dei soccorritori è anche quello di completare il bilancio delle vittime, tra i rischi delle tante bombe inesplose ancora nascoste tra le pietre.

Hezbollah manda ruspe, paga uomini e mezzi per rimuovere i detriti, gli esperti libanesi cercano eventuali tracce di armi non convenzionali, uranio impoverito, difficile immaginare quanto ancora nascondano queste macerie. A Debin, Libano meridionale, finisce il viaggio di ritorno per altre famiglie fuggite a inizio guerra. Nella casa o spesso in ciò che ne resta, ognuno cerca tutto quello che si può recuperare per metterlo in salvo.

Ed è solo l’inizio. In una città come Tiro, sessantamila abitanti, alla fine della guerra sono in quarantacinquemila a dover rientrare.