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Sconfitta politica per Ehud Olmert?

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Sconfitta politica per Ehud Olmert?

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Un ritorno a casa tra prevedibile sollievo e incertezza imprevista per gli almeno 300mila israeliani sfollati nei 34 giorni di guerra. A Kiryat Shmona, alla frontiera col Libano, 700 missili Hezbollah hanno colpito la città, costringendo oltre la metà della popolazione alla fuga. Chi è restato non si è mosso dai rifugi. “Ci hanno lasciato qui per un mese, dice un’abitante della città sotto assedio. I soldati rapiti non sono tornati a casa e i terroristi sono ancora a due passi dalla frontiera.”

Il primo a pagarne le conseguenze politiche è il premier Ehud Olmert, che deve giustificare gli oltre cento cinquanta morti, il migliaio di feriti e le ripercussioni inevitabili sull’economia. Già gli rimproverano la mancanza di coordinamento tra le forze di terra, gli errori strategici e le sbavature nella gestione degli aiuti ai civili.

Ieri alla Knesset Olmert ha riconosciuto qualche errore ma ha sottolineato soprattutto il ridimensionamento dei miliziani hezbollah. Oggi diversi deputati esigono un’inchiesta sull’azione intrapresa dal governo. Piu’ di uno chiede le dimissioni del premier.

Benjamin Netanyahu, suo ex collega di partito tra le file del Likud, ieri ha dato voce a quanti criticano il governo: “Ci sono stati molti errori, nell’individuare la minaccia, nella preparazione per farvi fronte, nella gestione della guerra, nella gestione dei problemi interni.”

Se a marzo il piano di ritiro unilaterale dalla Cisgiordania aveva assicurato a Olmert la vittoria alle politiche, la sua scarsa esperienza militare sembra aver rimesso tutto in discussione. Secondo gli ultimi sondaggi il 60% di quanti hanno votato Kadima, il suo partito, o il partito laburista, alleato di coalizione, oggi non voterebbe piu’ cosi’. Se dieci giorni fa i pacifisti sono tornati a far sentire la loro voce – la prima volta dall’inizio della guerra – , per il governo Olmert la battaglia per la sopravvivenza politica è appena cominciata.