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I libanesi sfuggiti ai bombardamenti tornano a casa. Ma la tregua resta fragile

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I libanesi sfuggiti ai bombardamenti tornano a casa. Ma la tregua resta fragile

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In viaggio verso sud nella prima notte senza bombe. Sono le auto stracariche di persone e cose di quanti sin dalle prime ore di tregua si sono messi in marcia verso il Libano meridionale. Da Sidone, da Beirut a decine di migliaia i rifugiati libanesi continuano il lento cammino verso le case abbandonate in queste cinque settimane di guerra, mentre c‘è chi ancora resta all’addiaccio, magari vicino la casa andata distrutta.

Salvo sporadici episodi isolati la tregua regge. Nel Libano del sud una decina di razzi hezbollah hanno sfiorato una postazione israeliana senza danni nè reazioni. Se in Libano si muore ancora la colpa è degli ordigni abbandonati sul terreno. Una bomba a frammentazione ha ucciso due civili vicino Nabatiya, 70 chilometri a sud est di Beirut.

Di questa guerra interrotta si vuole farne comunque una vittoria, a Beirut caroselli e festa in strada inneggiando a hezbollah convivono con il viavai delle ruspe in mezzo alle macerie. La tv del partito estremista trasmette ancora. Intorno i primi passi di una ricostruzione lunga e difficile che riguarda innanzitutto le vie di comunicazione.
C‘è chi considera le rovine un segno della vittoria contro Israele, che non riuscendo a sradicare Hezbollah ha preso di mira luoghi civili. In questo conflitto sono morte più di 1100 persone in Libano e oltre 150 in territorio israeliano.