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La dura vita della risoluzione 1701 dell'Onu

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La dura vita della risoluzione 1701 dell'Onu

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E’ l’ora della verità per la risoluzione 1701 delle Nazioni Unite. Il rischio è che resti lettera morta, come tante altre precedenti sul Medioriente. Approvata dal Consiglio di Sicurezza nella notte fra venerdi’ e sabato scorso, sottoscritta dai governi israeliano e libanese, il testo impone un cessate il fuoco tra Hezbollah e israele.

Si prevede il ritiro dei 30mila soldati di Tsahal dalla regione compresa fra il sud del fiume Litani e la Linea Blu solo dopo l’arrivo dei 15mila militari che rafforzeranno la missione della Finul, le forze di interposizione delle Nazioni Unite. Ci vorranno almeno due settimane, durante le quali Israele ha il diritto di difendersi di fronte agli hezbollah presenti in quella porzione di territorio libanese.
Una situazione ad altissimo rischio che potrebbe mettere a repentaglio l’invio dei militari che rimpolperanno il contingente Onu.

Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, sabato ha detto che non deporrà le armi sinché Israele si trova sul territorio libanese. Dichiarazione che mette in crisi un paragrafo della risoluzione Onu in cui si prevede il disarmo della guerriglia sciita entro trenta giorni. Per il Libano questo significherebbe rientrare in controllo di tutto il suo territorio. Come pero’ dice il ministro libanese per gli affari sociali, Nayla Moawad, “se Hezbollah si rifiuta di consegnare le armi all’esercito di Beirut, se non accetta che le nostre forze prendano progressivamente posizione nell’area smilitarizzata, allora il cessate il fuoco non terrà.”

Hezbollah trae la sua popolarità dall’essere un vero e proprio erogatore di servizi sociali. La Finul avrà dunque anche il compito di assicurare che gli aiuti umanitari inviati dalla comunità internazionale giungano a destinazione, sovrapponendosi almeno parzialmente alla funzione che fa di Hezbollah una forza vincente nella regione.