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La scelta di israele

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La scelta di israele

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Ampliare l’offensiva terrestre, penetrare in profondità nel Paese dei Cedri? Oppure adottare una strategia piu’ morbida, in attesa che il lavoro diplomatico sortisca effetti anche sul terreno? E’ quanto si discute oggi a Gerusalemme al consiglio di sicurezza israeliano. Vi partecipano i vertici militari e dodici rappresentanti del governo Olmert.

Il premier va coi piedi di piombo, conscio delle conseguenze in termini di vite umane perdute, conseguenze da giustificare all’opinione pubblica e alla comunità internazionale. Lo stato maggiore e il ministro della difesa Peretz sono invece per allargare l’offensiva sino al fiume Litani se non oltre, creando una fascia di sicurezza tra questo e la frontiera, in modo da ridurre drasticamente i lanci di razzi sul nord di Israele.

Tra le parti il dibattito è acceso, anche perché il numero di soldati caduti sul campo non fa che aumentare: una quindicina di uomini sono stati leggermente feriti oggi all’altezza del villaggio di Taibeh. Su Beirut stamane sono stati lanciati volantini rivolti ai cittadini libanesi. Lo stato di israele si rivolge loro in lingua araba ricordando gli errori commessi da Hassan Nasrallah, numero uno di Hezbollah, che avrebbe trascinato il Libano in una guerra cruenta e inutile per la popolazione.