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Eurotunnel, ultima illusione per i piccoli azionisti

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Eurotunnel, ultima illusione per i piccoli azionisti

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Fu un ingegnere francese due secoli fa a credere per primo alla bontà di un tunnel sotto la Manica. La stretta di mano Mitterrand Thatcher centottantaquattranni dopo sancirà che il momento di realizzare l’opera è arrivato e che non un soldo pubblico la finanzierà.

Quella di Eurotunnel, il “Chunnel” quando ancora lo si chiamava con simpatia, è piu’ che altro la storia dei suoi finanziatori, grandi e piccoli. “Certo che sono furiosa, capite che come altri contavo su un capitale per la vecchiaia, sono sola e non ho più nulla, come potrei non esserlo?”

Danièle, con i suoi ottantamila euro spariti è come tanti altri: privati acquirenti di un’illusione sotto forma di azioni che ad ogni aumento di capitale , con i ritardi nei lavori il dilatarsi dei tempi, i ricavi deludenti, vede estinguersi capitali e fiducia nella bontà del piano.

Negli anni i piccoli azionisti si compattano e ottengono l’impossibile, assemblea straordinaria e decapitazione dei vertici. Aleggia la bancarotta. Gli ultimi due anni sono all’insegna di un piano di ristrutturazione osteggiato da una minoranza di obbligazionisti. Il tribunale di Parigi ha concesso altro tempo per un’intesa.