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Cuba: un'economia in piena trasformazione

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Cuba: un'economia in piena trasformazione

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L’economia cubana ha cambiato volto dall’arrivo al potere di Fidel Castro ad oggi. Nel 1959 il governo rivoluzionario cubano intraprese una serie di nazionalizzazioni nel campo industriale e agricolo. Nel giro di due anni le risorse economiche dell’isola passarono dalle mani di pochi uomini d’affari, in maggioranza stranieri, in quelle dello Stato.

Dopo la rottura delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e l’embargo, Castro si rivolge all’Unione Sovietica per ottenere materie prime. Il crollo dei regimi comunisti in Europa costringe le autorità cubane a una serie di cambiamenti per evitare il tracollo. La nuova politica economica introdotta nel 1993, legalizzazione del dollaro, mercato libero nell’agricoltura e creazione di società miste, ha portato i suoi frutti dieci anni dopo.

Ma ha anche provocato un cambiamento profondo dei valori e delle aspettative dei cubani. L’apertura al turismo, con i suoi due milioni di visitatori e i 2,2 miliardi di dollari di giro d’affari, ha in qualche modo drogato l’economia. Il divario si fa sempre più importante tra chi possiede valuta e chi no.

L’agricoltura è in declino costante negli ultimi anni. Anche occupando sempre un quarto della popolazione rappresenta solo il 6,6% del prodotto interno lordo. Le principali risorse sono lo zucchero, un settore in piena ristrutturazione e il tabacco. Il petrolio cubano invece è in piena espansione. Nel 1984 Cuba produceva 16.000 barili al giorno, oggi sono quasi 75.000.

Non sufficienti comunque a soddisfare le esigenze nazionali. Ma il regime ha trovato un alleato di peso nella persona del presidente venezuelano. L’accordo d’amicizia firmato nel 2000 con Chavez prevede tra l’altro la fornitura di petrolio venezuelano a buon mercato contro l’invio di medici cubani. Un nuovo giacimento scoperto nel 2004 rende le previsioni degli esperti molto ottimiste. Alcuni stimano che la produzione potrebbe raddoppiare da qui al 2008.