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Riapre la borsa di Beirut nel segno della guerra

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Riapre la borsa di Beirut nel segno della guerra

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Martedì primo agosto. La borsa di Beirut riapre i battenti. La piazza finanziaria della capitale libanese ha interrotto le contrattazioni in queste due settimane di guerra. Le ultime due sessioni avevano fatto segnare una perdita secca del dieci per cento giornaliero, il massimo consentito. Ora l’oscillazione massima sarà del cinque per cento, l’apertura di due ore al giorno, per una nazione che oltre ai danni materiali vede la sua economia di paese emergente risospinta nella paralisi dell’incertezza.

Un PIL poco inferiore ai venti miliardi di euro, un debito di circa ventisette, solo i danni alle infrastrutture superano già il miliardo e mezzo. Il suo ruolo di piazza finanziaria, il turismo come attività chiave, l’industria agrolimentare sono oggi per il Libano pilastri fragili quanto i ponti e le strade principali che i bombardamenti hanno danneggiato pesantemente. Il Libano si è svuotato, un milione gli stranieri che vi lavoravano prima del conflitto. Gli investitori hanno smesso di finanziare opere a rischio distruzione. Alle contrattazioni borsistiche il compito di riavviare lentamente la rincorsa verso la fiducia.