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Tarja Halonen: la Russia condivide i valori europei

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Tarja Halonen: la Russia condivide i valori europei

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Siamo a Kultaranta, sulla costa finlandese del Mar Baltico, circa 200 km a ovest di Helsinki. Tarja Halonen è l’11esimo presidente della Finlandia: la prima donna nella storia del suo Paese ad arrivare così in alto, fino alla massima carica dello Stato. Eletta per la prima volta nel 2000, il 29 gennaio di quest’anno si è imposta per un secondo mandato di 6 anni.

In passato ha partecipato a diversi governi a guida socialdemocratica, anche come ministro degli Esteri.
In patria è un personaggio molto popolare: negli ultimi sondaggi raccoglie l’80% delle preferenze.

- Uno dei temi sviluppati durante la Presidenza finlandese è la “dimensione nordica”. Che cosa significa questo concetto nel contesto europeo?

- Si tratta di raggruppare i Paesi che si trovano attorno al mar Baltico, come 10 anni fa si era fatto con quelli del Mediterraneo: si è finalmente capito che il Baltico fa parte a pieno titolo dell’Europa.
Come nel sud, certi Paesi sono già membri, altri sono candidati, altri ancora non sono interessati a un’adesione all’Unione.
Qui al nord ci sono già Paesi membri e naturalmente Stati confinanti che non lo sono, come la Russia, ma con cui si è comunque instaurato un rapporto di collaborazione con ottime potenzialità.
Non dobbiamo poi dimenticare la Norvegia e l’Islanda, che sono Paesi ricchi e molto sviluppati, i quali però non hanno intenzione di aderire all’Unione, almeno per il momento.

- Il modello nordico di Stato assistenziale combina la sicurezza sociale con una forte competitività. Questo modello, che interessa tanti politici europei, è applicabile anche in altre realtà?

- In Europa siamo tutti obbligati a confrontarci con la concorrenza.
In Finlandia, in Svezia e nel resto del continente dobbiamo mettere la qualità davanti alla quantità. Per trovare questa qualità, dobbiamo puntare sull’uomo, l’elemento più importante per un successo. Penso che l’Europa si posizioni bene nell’ambito della concorrenza internazionale da quando ha puntato seriamente sull’educazione. Lo ripeto da sempre: bisogna investire nell’educazione, nella ricerca e negli altri campi della conoscenza.

- In questo contesto, la strategia di Lisbona è un programma eccellente, che però deve ancora essere applicato. Penso che l’insoddisfazione di molti europei nei confronti dell’Unione sia legata al fatto che l’Europa non è ancora capace di combinare questi fattori di concorrenza in un grande mercato interno.

- Nella marcia verso le pari opportunità, cosa deve essere ancora fatto affinché l’elezione di una donna non sia più una “novità”?

- Naturalmente bisogna fare in modo che l’elezione di una donna sia un fatto che accade più spesso, almeno quanto quella di un uomo.
Secondo una vecchia concezione, una donna deve faticare almeno tre volte di più per essere ritenuta affidabile come un uomo.
La metà della popolazione mondiale è composta da donne. Se non la si utilizza efficacemente quanto l’altra, si perdono molte possibilità.

Le quote costituiscono una tappa importante, di sostegno e incoraggiamento. Le donne in Finlandia hanno ottenuto tutti i loro diritti proprio 100 anni fa. In questo momento, quasi il 40% dei parlamentari sono donne, perché i partiti politici hanno deciso di trattare la questione dell’uguaglianza tra i sessi in maniera molto seria.

Adesso in Finlandia è in corso un dibattito sulle donne in posizioni di potere. Non nelle imprese pubbliche, ma nel settore privato, perché sembra che lì la strada per emergere sia per loro ancora molto stretta.

- Quest’anno c‘è stato il 20esimo anniversario dell’incidente nucleare di Chernobil. In Europa molti Paesi sono scettici o contrari al nucleare. Perché la Finlandia invece vuole svilupparlo?

- Penso che in Finlandia, e altrove in Europa, siamo adesso più maturi che in passato per discutere di risorse d’energia e per prendersi ciascuno le proprie responsabilità.
Ci auguriamo che sotto la presidenza finlandese si possa intensificare il dibattito, affinché si rafforzi il dialogo tra produttori e consumatori.
Il fatto che in molti Paesi ci si è concentrati di nuovo sul nucleare come mezzo per ridurre la dipendenza energetica dall’estero, non è l’unico punto su cui riflettere. Prima di tutto, bisogna trovare il modo di discuterne in tutta serenità.

- Nella Seconda Guerra Mondiale, la Finlandia era entrata in guerra contro l’Unione Sovietica. Poi le relazioni tra i due vicini sono sempre andate migliorando, anche durante la Guerra fredda. Un’esperienza di dialogo che può rivelarsi utile per l’Unione Europea?

- Quella è stata un’esperienza di vicinato “pelle-contro-pelle”, abbiamo convissuto fianco a fianco per decenni.
Un’esperienza concreta che possiamo condividere con gli altri Stati, soprattutto perché è un rapporto che si è rafforzato molto negli ultimi anni.

- La Russia è sempre più forte. Può diventare una minaccia per i Paesi vicini?

- Credo che si tratti più di un’opportunità che di una minaccia. Ho già detto a diversi giornalisti che la Russia di oggi è la migliore Russia che abbiamo mai avuto. Oggi la Russia condivide con noi i valori europei e lotta per farli rispettare.
Nei cambiamenti ci sono sempre rischi, che non riguardano solo la Finlandia e la Russia, ma tutta l’Europa.

- Spesso alcuni rappresentanti di Paesi piccoli sono eletti nei posti chiave di organizzazioni internazionali. Se ve lo chiedessero, accettereste il posto di Segretario generale delle Nazioni Unite?

- Certo, chiunque sarebbe interessato… ma in questo momento dovrebbe essere scelto un asiatico. Non è scritto da nessuna parte, non ci sono regole, ma mi auguro che si trovi la persona più adatta: l’Onu deve essere un’organizzazione che rappresenta il mondo intero. In questo senso, spero che un certo equilibrio sia rispettato… anche se non si può escludere la candidatura di una donna competente, senza guardare al suo Paese d’origine.