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Haifa. La città israeliana convive con la paura

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Haifa. La città israeliana convive con la paura

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Panorama di Haifa dal monte Carmelo. La terza città israeliana resta sotto la minaccia dei razzi di Hazbollah. Ieri le salve di katiuscia hanno ferito una ventina di persone. Momenti di panico e di apparente calma si alternano. “Penso che quando la gente comincierà a sentirsi di nuovo al sicuro toneranno a colpire” spiega questo poliziotto accorso in uno dei luoghi colpiti dalle bombe sparate dai militanti del Partito di Dio. “Dobbiamo terminare quanto iniziato. Farla finita con i terroristi che si annidano in Libano e allora ritroveremo la pace”.

L’urlo delle sirene spinge la gente verso i rifugi. I razzi non fanno distinzione tra le diverse zone della città. Vengono colpiti anche i quartieri abitati dalla minoranza arabo-israeliana. Poi tra un esplosione e l’altra la vita riprende a scorrere quasi normalmente. I caffé riaprono le saracinesche. E la gente commenta quando sta succedendo

“Cosi la violenza si moltiplicherà. Avremo un altra generazione cresciuta nell’odio – spiega il barista – io resto comunque ottimista ma tutto cio deve terminare presto”. Haifa è ferita. Il principale polo industriale israeliano semiparalizzato si prepara ad altri giorni vissuti nella paura.