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Viaggio nei quartieri meridionali di Beirut, roccaforte di Hezbollah

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Viaggio nei quartieri meridionali di Beirut, roccaforte di Hezbollah

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La chiamano “Hezbollahland”. Qui il Partito di Dio è dappertutto. Non si vede, ma si respira, si vive ogni giorno. Sono i quartieri meridionali di Beirut, quelli su cui si accaniscono da giorni i caccia israeliani. Perché qui c‘è il quartier generale di Sayyed Hassan Nasrallah, leader della milizia sciita.

Un commerciante giura: “Hassan Nasrallah, il nostro signore, ci ha insegnato a resistere fino alla fine. Che ci bombardino ancora, resteremo qui”.

E un altro abitante della zona: “Non abbiamo ancora usato i missili che possono raggiungere Tel Aviv. Finora abbiamo fatto i bravi, ma non sarà sempre così”.

Difficile valutare la sincerità dei pochi residenti rimasti qui. Chi se n‘è andato, l’ha fatto perché ne aveva i mezzi. Chi non li ha, può contare solo sui rifugi dei miliziani. Come l’abitante di un condominio, che, mentre se ne va, dice sconsolato: “Abbiamo solo il minimo indispensabile per sopravvivere, per comprarci da mangiare. Per fortuna ci sono gli uomini di Hezbollah che ci aiutano”.

Le incursioni israeliane, anziché indebolire il movimento di Nasrallah, sembrano avergli fatto guadagnare consensi.

C‘è chi commenta: “I nostri prigionieri sono nelle carceri israeliane da trent’anni, e nessuno ha attaccato Israele. Israele sta distruggendo il Libano per due soldati”.

Qualcun altro accusa la comunità internazionale: “Avete visto sul terreno che cos‘è la democrazia israeliana. Sta succedendo sotto lo sguardo dell’Onu e del Consiglio di Sicurezza. Nessuno ha imposto la fine degli attacchi. E’ Israele che ha aggredito il Libano, e Israele deve smettere di attaccare i civili”.

Poco più in là c‘è il quartiere cristiano. Qui il tono è ben diverso. Ma non verso lo Stato ebraico. Il refrain è: prima facciamo fuori Israele, poi ci liberemo di Hezbollah.