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Cambogia: morto Ta Mok, accusato di genocidio

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Cambogia: morto Ta Mok, accusato di genocidio

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L’ultimo dei capi Khmer rossi chiamato a rispondere di genocidio davanti ai giudici è morto a Phnom Penh. Ta Mok, 82 anni, era stato ricoverato in ospedale alla fine di giugno per problemi cardiaci e respiratori. La magistratura gli aveva rifiutato il trasferimento in Thailandia, come richiesto dalla famiglia, per cure specialistiche. Da Ta Mok, il nuovo tribunale dell’Onu per il genocidio cambogiano si attendeva una testimonianza cruciale, nel processo che inizierà l’anno prossimo.

“Mi dispiace che sia morto – dice il cambogiano Heng Meo – non aveva ancora detto la verità al mondo. Ora abbiamo perso il testimone più importante”.

Soprannominato “il macellaio” per i massacri che gli sono attribuiti, Ta Mok è stato uno degli uomini più vicini al capo dei Khmer rossi Pol Pot, fino a quando, nel 1997, lo spodestò per prenderne il posto. Nel 1999, Ta Mok venne arrestato e, 3 anni dopo, accusato formalmente di crimini contro l’umanità per le sue responsabilità nella gestione dei campi di sterminio dove, tra il 1975 e il 1979, trovarono la morte 2 milioni di persone.