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Arnaldo Otegi (Batasuna): "La Nazione basca un giorno sarà come il Montenegro"

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Arnaldo Otegi (Batasuna): "La Nazione basca un giorno sarà come il Montenegro"

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Arnaldo Otegi, dirigente del partito indipendentista basco Batasuna, fuorilegge dal 2006, ha risposto in lingua basca alle domande di EuroNews.

L’intervista è stata realizzata a San Sebastian, nei Paesi baschi spagnoli, mercoledi’: quattro mesi dopo il comunicato da parte dell’Eta di una tregua a tempo indeterminato, e tre settimane dopo l’annuncio di prossimi negoziati col governo spagnolo. L’obiettivo è di chiudere definitivamente col terrorismo.

EuroNews – Come si spiega che ci sia gente pronta a uccidere o a morire per i Paesi Baschi quando qui l’autonomia è maggiore che in altre regioni europee?

Otegi
“Il popolo basco è uno dei piu’ antichi d’Europa, e se c‘è una cosa che i baschi amano sopra ogni cosa è la libertà, e la libertà di decidere. Di conseguenza, sinché tale diritto sarà negato ai baschi ci sarà sempre qualcuno pronto a lottare.”

EN – Sono passati quattro mesi dall’annuncio del cessate il fuoco da parte dell’Eta. Lei ha ammesso di aver partecipato, prima, a diverse riunioni col partito socialista. Con quali risultati?

Otegi
“C‘è stata la costruzione di un clima di fiducia tra le due parti; e poi il fatto che oggi questi due partiti esprimono la volontà di costruire in modo diverso rispetto al passato, e intendono trovare soluzioni democratiche.

Il dialogo è sempre positivo, la sinistra indipendentista basca è sempre stata aperta al dialogo, e il risultato di questo lavoro in profondità, sul lungo periodo, è stato che i due partiti, socialista e Batasuna, pensano entrambi che il conflitto si possa risolvere attraverso il dialogo.”

EN – Non avete ancora stilato un calendario?

Otegi
“No, non ancora, ma queste riunioni sono la prova della volontà dai parte dei due partiti di risolvere il conflitto attraverso il dialogo. Riteniamo inoltre che il programma vada definito da tutte le parti sociali, sindacali e politiche dei paesi Baschi, in tutta la regione. Questo programma-calendario non deve essere elaborato dal solo partito socialista e dalla sinistra indipendentista. Deve esservi coinvolto tutto il popolo basco.”

EN – Il governo spagnolo ha dichiarato che in futuro discuterà solo coi partiti legali. Il suo oggi non lo è piu’ in quanto non ha mai condannato la violenza. Che cosa è disposto ad accettare per tornare ad essere nuovamente legale?

Otegi
“Prima di tutto va sottolineato che è molto raro in Europa che un partito venga dichiarato illegale. La scusa è stata che non condannavamo la lotta armata dell’Eta. Non lo hanno fatto nemmeno il Sinn Fein in Irlanda del Nord né Nelson Mandela, quando era in carcere.

In realtà la questione non è condannare o meno. La questione è che un partito politico deve per prima cosa risolvere i conflitti in modo definitivo. E noi siamo disposti a farlo.

C‘è pero’ a mio avviso un paradosso in Europa: il Partito Popolare spagnolo non condanna il franchismo; eppure nessuno pensa a metterlo fuori legge. Siamo di fronte a un partito che non condanna un regime che ha stretto un patto con Hitler ma che a noi chiede una condanna. Dobbiamo restare nella legalità perché questa è la volontà dei nostri concittadini e del nostro popolo.”

EN – I confini territoriali, l’autodeterminazione del popolo basco, il futuro degli esponenti dell’Eta oggi in carcere. Quali sono, secondo Lei, le questioni “non negoziabili”?

Otegi
“C‘è una limite segnato dalla democrazia, dalla libertà e dalla giustizia, oltre il quale non si va. A nostro avviso bisogna accettare senza troppo drammatizzare che esiste un paese, chiamato Paese Basco, cosi’ come dobbiamo riconoscere che questo paese è una “nazione”.

Noi rivendichiamo una posizione politica di sinistra, e affermiamo di essere una nazione. Occorre accettare cio’ che per noi rientra in una logica puramente democratica: il rispetto delle decisioni del popolo basco. In pratica: bisogna che cio’ che si è verificato in Montenegro, in Lituania, in Lettonia, in Estonia, in Europa, e un giorno a Gibilterra, avvenga anche qui da noi nei Paesi Baschi. ossia: bisogna rispettare la volontà del popolo basco.”

EN – Quanto al diritto all’autoderminazione, pensa che il governo spagnolo accetterà di discuterne?

Otegi
“Noi speriamo di si’. In realtà la nostra speranza non è riposta solo nel governo spagnolo. Ci pare chiaro che questa sia la volontà del popolo basco.

Riteniamo inoltre che non facciamo altro che rivendicare un principio dalla solida base democratica. Per noi, dunque, il governo spagnolo o quello francese, se davvero sono democratici, e mi riferisco in particolare a quello spagnolo, se davvero è repubblicano e di sinistra, dovrà accettare quello che per noi è una semplice azione democratica: ascoltare il popolo basco, e rispettare quanto esso rivendica. E’ il caso del Montenegro, della Lituania, perché non dovrebbe essere lo stesso per il Paese Basco? In altre parole, noi, in quanto europei e in quanto popolo tra i piu’ antichi d’Europa, pretendiamo gli stessi diritti degli altri europei.”

EN – Lei dice che una parte del Paese Basco si trova in Francia. E’ per questo che chiede allo stato francese di partecipare all’attuale processo negoziale. Per Parigi, pero’, la questione basca riguarda solo la Spagna. Se le cose stanno cosi’, le pare “realistico” chiedere la partecipazione della Francia?

Otegi
“Piu’ che realistico lo ritengo assolutamente indispensabile. Effettivamente la Francia resta sulla stessa posizione: la questione basca rimarrebbe un problema esclusivamente spagnolo, ma secondo me non ci credono neppure loro. E’ una falsità, dal momento che nello stato francese vivono dei baschi, e in piu’, in questo momento, quei baschi francesi rivendicano un’istituzione e uno statuto politico che conferirà al Paese Basco un riconoscimento istituzionale.

Sono quindi dell’idea che se le cose vanno in un certo modo nel Paese Basco del Sud e nello stato spagnolo, lo stato francese dovrà a sua volta riconsiderare la sua posizione. I baschi hanno un problema coi due stati. Insomma: la questione basca è un problema europeo. E la stessa Europa deve trovare una soluzione.”

EN – Ritiene che l’Eta debba chiedere scusa per la sofferenza causata?

Otegi
“Secondo me si vuole sempre umiliare la parte avversa, o sempicemente si cerca di metterle i bastoni fra le ruote. Un gesto come chiedere scusa sarà benvenuto in futuro, da parte di tutti. Ma ritengo che oggi, che siamo all’inizio dei negoziati, sarebbe piu’ un ostacolo che altro. Se le trattative proseguono, e se si giungerà,come in Irlanda del Nord, a un accordo finale, gesti del genere saranno necessari da entrambe le parti. Sono inoltre persuaso che non si tratterà di un ostacolo una volta superata la fase del conflitto e del negoziato.