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Il Libano sull'orlo della destabilizzazione.

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Il Libano sull'orlo della destabilizzazione.

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La storia contemporanea del Libano è marcata dall’assassinio di Rafic Hariri, il 14 febbraio 2005.
Dopo la morte dell’ex primo ministro, grandi manifestazioni di piazza avevano portato nel giro di due mesi al ritiro delle truppe siriane. Così i libanesi hanno ritrovato una vera indipendenza, ma non la stabilità.

La partenza delle truppe di Damasco ha lasciato dietro di sé un panorama politico segnato da profonde divisioni tra fazioni filo- e anti- siriane.
Un anno più tardi, la situazione si è aggravata.

Il governo formato dopo le elezioni del maggio 2005 ha incluso Hezbollah, ma non è riuscito a mantenersi unito su questioni fondamentali, come la destituzione del presidente filosiriano Emile Lahoud o il disarmo delle milizie sciiite.

Da una parte le forze protagoniste della “rivoluzione dei cedri”, che riuniscono il figlio di Hariri, i drusi di Walid Jumblatt e i cristiani maroniti di Samir Geagea. Sono loro a chiedere le dimissioni di Lahoud.
Dall’altra Hezbollah, che al contrario si oppone con fermezza a questa richiesta.
Nel braccio di ferro, le forze islamiche di Nasrallah hanno trovato un alleato a sorpresa in Michel Aoun.

Il generale maronita, ex paladino della lotta contro la tutela siriana sul Libano, si è distanziato da quello che considera “un colpo di Stato costituzionale”. Forte dell’appoggio di 21 parlamentari, Aoun blocca ogni trattativa.

I partiti non riescono a mettersi d’accordo sulla questione del presidente e del suo eventuale successore. Una decisione delicata, in un Paese multireligioso dove è fondamentale l’equilibrio e la spartizione del potere tra le comunità.

Ancora più spinoso il problema del disarmo di Hezbollah. Nel sud del Paese gli sciiti controllano tutti i settori della società.

Il loro cavallo di battaglia è la lotta contro Israele. La situazione attuale non può che rafforzare la loro posizione.

Il ruolo determinante di Hezbollah nel futuro del Libano riporta così in gioco la Siria, che insieme all’Iran è il principale sostenitore e alleato degli sciiti.