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Israele e Libano sul piede di guerra dopo il rapimento di due soldati israeliani

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Israele e Libano sul piede di guerra dopo il rapimento di due soldati israeliani

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L’incursione degli Hezbollah in Israele è stato un “atto di guerra” da parte del Libano. L’ha dichiarato il primo ministro israeliano Ehud Olmert, promettendo “una reazione molto dolorosa e di vasta portata”.

Lo Stato ebraico si trova ora mobilitato anche sul fronte nord, dopo l’attacco, nella zona di Shlomi, che ha portato al rapimento di due soldati israeliani e all’uccisione di tre civili. L’esercito ha poi confermato che sono rimasti uccisi anche tre militari israeliani. Altri otto civili sono rimasti feriti.

Per Olmert, si tratta non di un’azione terroristica ma di un attacco da parte di uno stato sovrano. Il premier israeliano ha convocato d’urgenza una riunione del governo.

Il leader di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah ha confermato nel pomeriggio che l’azione è stata condotta proprio con l’obiettivo di catturare i soldati israeliani, da usare come moneta di scambio per la liberazione di detenuti libanesi.

Le truppe israeliane hanno reagito immediatamente penetrando in territorio libanese, da dove si erano ritirate sei anni fa, e rispondendo con un massiccio fuoco d’artiglieria.

Almeno due civili sono stati uccisi e cinque feriti nei raid aerei. Tsahal ha dato la notizia dell’uccisione di un militante Hezbollah che aveva cercato di infiltrarsi in una postazione militare al confine.

Oltre ai tre soldati israeliani uccisi nell’incursione di stamattina, l’esercito ha poi comunicato che altri quattro sono morti nell’esplosione di un carro armato.

Il rapimento dei due soldati è stato condannato da Onu, Unione europea e Stati Uniti.