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Attentati di Mumbai: privilegiata la pista separatista del Kashmir, ma non si escludono altre ipotesi

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Attentati di Mumbai: privilegiata la pista separatista del Kashmir, ma non si escludono altre ipotesi

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Un’esortazione all’unità del paese. Il primo ministro indiano Manmohan Singh l’ha lanciata all’indomani degli attentati che a Mumbai hanno provocato circa 200 morti e oltre 700 feriti, secondo l’ultimo bilancio. E gli indiani, mussulmani e induisti, sembrano raccogliere a giudicare dalla ressa che si sta registrando negli ospedali dove si dona il sangue per le vittime.

Sempre in stato d’allerta, e con imponenti misure di sicurezza, la megalopoli da 17 milioni di abitanti, capitale economica dell’India, cerca di dimenticare in fretta. Oggi i treni e le stazioni erano affollate come sempre, anche le 7 teatro degli attentati.

Sul fronte delle indagini, messi da subito sul banco degli imputati, i più importanti movimenti separatisti mussulmani del Kashmir hanno negato ogni implicazione. E fra le prime a condannare con forza le azioni terroristiche sono state le autorità pakistane, sospettate di foraggiarli, e con le quali l’India ha da decenni un contenzioso aperto sulla regione confinante del Kashmir, a maggioranza mussulmana.

Proprio oggi era in programma una riunione indo-pakistana per fare il punto sul processo di pace.

Per ora gli inquirenti privilegiano la pista separatista islamica, ma non esludono alcuna pista. E c‘è chi ricorda che i precedenti e ancora pi sanguinosi attacchi terroristici perpetrati a Mumbai, nel ’93, erano stati opera della mafia locale. Già è stato accertato che l’esplosivo impiegato ieri non è lo stesso che usano in genere i gruppi armati islamici del Kashmir.

Oggi a Mumbai, migliaia di persone sono scese in piazza contro il governo, accusato di non fare abbastanza per proteggere la popolazione.