ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Milan Milutinovic, "yes man" coi pieni poteri

Lettura in corso:

Milan Milutinovic, "yes man" coi pieni poteri

Dimensioni di testo Aa Aa

Il braccio destro di Milosevic, Milan Milutinovic. All’epoca in cui l’uomo forte di Belgrado era presidente della Jugoslavia, lui era presidente della Serbia. Una specie di yes-man si diceva, tanto che circolava una frase su di lui: “è un tipo che non s’impiccia, nemmeno del suo lavoro”.

Eletto presidente della Serbia nel 1997, succede al suo mentore Milosevic, ma non ne avrà mai lo stesso potere né lo stesso peso politico.

Solo nel 1999 esce veramente dall’ombra. E’ lui a rappresentare la presidenza a Rambouilet, dove si svolgono i negoziati tra Belgrado e i kosovari albanesi per trovare una soluzione al conflitto che infiamma la provincia serba. Le trattative si concludono con un nulla di fatto. Seguiranno 78 giorni di bombardamenti Nato.

Col sorriso sempre sulle labbra, Milutinovic non cederà di un millimetro, tanto che la comunità internazionale lo riterrà il principale responsabile del fallimento di Rambouiilet.

Ma non è tutto. Al Tribunale Internazionale dell’Aja i procuratori non hanno dubbi che vi sia lui dietro i crimini commessi dalle forze serbe contro gli albanesi del kosovo, lui dietro l’esodo forzato di centinaia di migliaia di persone.

Milutinovic si difende: da presidente della Serbia non aveva cosi’ tanto potere. Formalmente era il numero due di Belgrado, subito dopo Milosevic, ma non era un capo di stato, sostiene la sua difesa: la Serbia non era riconosciuta in quanto tale.