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Il Marocco non puo' sostenere il ruolo del gendarme d'Europa per quel che riguarda l'immigrazione clandestina.

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Il Marocco non puo' sostenere il ruolo del gendarme d'Europa per quel che riguarda l'immigrazione clandestina.

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E’ la posizione di Taïb Fass Fihri, vice ministro agli Esteri e alla Cooperazione del Marocco, intervistato da EuroNews a Rabat.

La capitale marocchina ospita un incontro inedito, il 10 e 11 luglio, a cui partecipano i 25 paesi dell’Unione europea, la Commissione Europea, i Paesi dell’Africa occidentale e centrale, la presidenza dell’Unione Africana e altri organismi regionali e internazionali.
Obiettivo: approvare un piano d’azione per lottare contro l’immigrazione clandestina e gestire le rotte migratorie.

Dulce Dias, EuroNews:
Signor Ministro, la ringrazio per questa intervista concessa prima della riunione tra Unione Europea e Africa sull’immigrazione. Cominciamo con una domanda sul’attualità: lunedi 3 luglio sono morte ancora delle persone che cercavano di entrare a Melilla. Quante morti saranno necessarie fino a che non si trovi una vera risposta a questo problema?

Taïb fassi Fihri
Sono degli incidenti che, ovviamente, amareggiano molto il Marocco. Ce ne dispiace, profondamente. Sono contento solo di far notare che quest’incidente giunge dopo un lungo periodo di calma. Mi chiedo perchè ci sono ancora episodi simili a pochi giorni dall’apertura di questa conferenza.
Ancora una volta è importante che i governi possano sedersi attorno ad un tavolo per affrontare questo problema in maniera globale e tentare di dare risposte concrete.
Dobbiamo gestire le origini di questa emigrazione verso Nord, interrogarci sul perchè e il come, ma anche combattere contro la rete di traffici che si sviluppano attorno a questa immigrazione, di trafficanti che commerciano uomini e donne.
Un maggiore sostegno dell’Unione Europea allo sviluppo dei paesi africani è il solo modo per dare delle risposte a medio e lungo termine.

EuroNews:
L’Unione Europea afferma di aver bisogno dell’immigrazione sia a causa della mano d’opera che per il calo demografico. Allo stesso tempo vuole scegliere gli immigranti. E dall’altra parte i paesi d’origine vogliono trattenere i cittadini piu’ qualificati. Com‘è possibile trovare un equilibrio tra queste due posizioni contraddittorie?

T.Fassi Fihri
L’ssenziale è poter mettere a punto delle modalità pratiche e concrete. E questo passa attraverso decisioni congiunte, attraverso sussidi alla formazione, attraverso la consapevolezza di aver bisogno di organizzare queste rotte migratorie. L’immigrazione clandestina elimina , di fatto, le possibilità di immigrazione legale.

EuroNews:
Abbiamo già parlato delle reti clandestine per lo sfruttamento di essere umani: come possiamo combatterle?

T.Fassi Fihri
La repressione non servirà mai e soprattutto mai da sola. E per rispondere piu’ precisamente alla sua domanda è necessario uno scambio di informazioni – ed è per questo che insisto sulla cooperazione tra di noi, paesi del sud – su uno scambio di analisi e di esperienze, su metodi identici – soprattutto è necessario lottare contro questi fenomeni non solo a partire da un approccio globale in materia di migrazioni e immigrazione clandestina perchè, purtroppo, su questi itinerari si sviluppano altri tipi di traffici e altri tipi di crimini.

EuroNews:
La posizione geografica del Marocco ..ne fa una “zona cuscinetto” per la migrazione verso l’Unione Europea. Come si sente lei in questo ruolo?

T.Fassi Fihri
Ancora una volta, ci assumiamo le nostre responsabilità, ma diciamo che l’Europa non puo’ limitare il suo sguardo solo al proprio vicino. L’Europa deve discutere con tutti i paesi implicati. E quindi non limitarsi, semplicemente a chiedere a un paese come il Marocco di fare il gendarme d’Europa.

EuroNews:
Per i paesi d’origine, gli emigrati sono soprattutto una buona fonte di entrate. Le cifre dicono che il trasferimento di fondi dei marocchini residenti all’estero rappresenta la seconda fonte di reddito del paese.

T.Fassi Fihri
Le ricordo che le cifre che lei cita riflettono una realtà vecchia di decenni. E’ stata l’Europa, all’inizio degli anni ’60 che è venuta a cercare i nostri giovani per le necessità di ricostruzione e lo sviluppo europeo.
Allora oggi, mentre le società europee si interrogano sulla pertinenza di questa presenza, non bisogna dimenticare i servizi resi ma anche le necessità future, stimate a decine di milioni di persone non europee, necessità di cui ha e avrà bisogno l’economia del continente, del Vecchio Continente.

EuroNews
Un ‘ultima domanda: lei ha parlato spesso di co-sviluppo. Chi deve pagarlo?

T.Fassi Fihri
Non ci aspettiamo da parte dell’Europa il dovere di essere solidale. Pensiamo pero’ che l’Europa puo’ essere presente in maniera piu’ coerente, agire attraverso dei mezzi che oggi sono disseminati in diversi programmi, diciamo in diversi cassetti: vale a dire in ambito mediterraneo, in ambito del Partnenariato dei Paesi Africani, Caraibici e del Pacifico e in ambito dei controlli delle frontiere esterne. Tutti questi mezzi invece devono essere parte di un programma chiaramente identificato e con un risultato concreto in termini di creazione di posti di lavoro, in termini di sviluppo sostenibile, di promozione della donna, di scolarizzazione dei bambini.

EuroNews:
Signor ministro Grazie.

T.Fassi Fihri
Sono io che la ringrazio.