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Frattini: "L'Europa parli ad una voce sola in materia di terrorismo"

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Frattini: "L'Europa parli ad una voce sola in materia di terrorismo"

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Gli stati membri dell’Unione concludano al più presto inchieste approfondite sul caso degli voli segreti della Cia in Europa: è l’appello del vicepresidente della commissione europea Franco Frattini.

Frattini è intervenuto al Consiglio d’Europa nel dibattito sui trasferimenti illegali di sospetti di terrorismo.

Il rapporto del senatore Dick Marty punta il dito contro 14 paesi dell’Unione, accusati di collusione o di violazione dei diritti umani. Tra loro anche Gran Bretagna, l’Italia, la Spagna e la Germania.

EuroNews:

Vice presidente Frattini, buongiorno e benvenuto su EuroNews, nel suo discorso all’assemblea parlamentare lei ha lanciato un appello perché gli stati membri concludano delle inchieste a livello nazionale sulle cosidette “extraordinary renditions”, il trasferimento di sospetti terroristi, però fino ad ora gli stati membri hanno mostrato una certa reticenza. Perché ora dovrebbero cambiare atteggiamento ?

Frattini:

In alcuni casi ci sono delle inchieste della magistratura che sono state addirittura avviate, quindi il mio appello è che queste inchieste si concludano il più presto possibile. Per quanto riguarda gli altri stati membri, dove i magistrati non hanno ritenuto di intervenire, credo che i nuovi elementi messi a disposizione potranno essere valutati, poi sono i giudici liberi e indipendenti che decideranno. Io poi parlo anche delle inchieste amministrative, quelle fatte dai governi, conto di riferire il più presto possibile al Consiglio dei ministri degli interni che ci sarà ormai sotto presidenza finlandese.
E di rinnovare il mio incoraggiamento ai colleghi ministri degli interni affinchè delle inchieste approfondite vengano compiute in collaborazione con il Parlamento europeo e il Consiglio d’Europa, che ha iniziato per primo questa attività.

EuroNews:

Cosa rischiano gli stati membri che non collaborano a sufficienza ?

Frattini:

Non abbiamo dei poteri di condanna formale per la mancata collaborazione, c‘é indubbiamente un principio politico. Uno stato che non collabora quando vi sono elementi di sospetto che meritano un approfondimento, prende una certa responsabilità politica anche con la sua opinione pubblica.

EuroNews:

Qualora ci fossero delle prove concrete relative a queste “extraordinary renditions”, quali sono le sanzioni a cui i paesi andranno incontro?

Frattini:

Se per caso noi avessimo sentenze definitive che accertano questi fatti, occorerrebbe sapere in che misura le autorità nazionali hanno consentito, hanno autorizzato, hanno addirittura incoraggiato. Il trattato parla molto chiaro, vi sono delle conseguenze politiche, c’é una sanzione politica che può essere adotattata su proposta della Commissione dal Consiglio europeo, e queste sanzioni politiche vanno dalla raccomandazione, che é già una sanzione molto grave di fronte all’opinione pubblica di tutta Europa, fino alla sospensione temporanea del dititto di voto di quel paese nel Consiglio europeo, ma questa é una sanzione molto grave che fino ora non si é mai applicata nella storia dei trattati.

EuroNews:

Alla luce di questa inchiesta come cambieranno le relazioni tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti ?

Frattini:

Gli Stati Uniti restano per l’Europa il partner numero uno della lotta al terrorismo, dobbiamo semmai rilanciare un obiettivo comune di combattere il terrorismo, nel rispetto delle libertà e dei diritti fondamentali. Per esempio io vedo un campo dove rilancio della collaborazione ci può essere, quello di trovare una definizione comune di che cosa é l’attività terrorismo. C‘é il lavoro delle Nazioni Unite che fino ad ora non ha portato ad alcun risultato: se l’Europa parlasse ad una voce sola come credo possa fare in questa materia, e lavorasse con gli Stati Uniti per una convenzione dell’Onu sulla definizione di terrorismo, questo sarebbe un rilancio politico particolarmente importante.

EuroNews:

Si é parlato molto a livello europeo nelle relazioni con gli Stati Uniti anche per quanto riguarda l’estradizione…

Frattini:

Sulle estradizione abbiamo siglato un accordo nel 2003, oggi finalmente tutti gli stati membri hanno approvato quest’accordo a livello bilaterale, perché questo entri in vigore devono ratificarlo; sette paesi hanno ratificato, e io insisterò molto su tutti gli altri perché entro dicembre tutti ratifichino e entri in vigore finalmente il primo accordo nella storia tra Europa e Stati Uniti sull’estradizione. Questo, come lei comprende, eliminerebbe molte di quelle incertezze giuridiche proprio sull’estradizione dei sospetti terroristi.

EuroNews:

A proposito di incertezze giuridiche e del braccio di ferro tra Europa e Stati Uniti sui diritti umani c‘é il caso di Guantanamo, se ne é parlato all’ultimo summit europeo, però non c‘é stata una chiara conclusione…

Frattini:

Noi ritenamo che Guantanamo sia un’anomalia, per un paese come gli Stati Uniti che ha nella sua Costituzione la condanna più ferma delle violazioni dei diritti umani, e siccome è un’anomalia abbiamo apprezzato le parole del presidente Bush che dice «vorrei chiudere Guantanamo». Attendiamo il segno concreto, cioè la chiusura della prigione, dove oggettivamente il trattamento dei prigionieri non é conforme a quello che noi riteniamo lo standard internazionale.