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Charles Taylor, il signore della guerra che trasformò i bambini in soldati


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Charles Taylor, il signore della guerra che trasformò i bambini in soldati

Dalle celle del carcere di Scheveningen, Charles Taylor avrà il tempo per riflettere sui dieci anni di guerra civile in Liberia e Sierra Leone. Dieci sanguinosi anni vissuti da protagonista e che gli sono costati, nel 2003, un ordine d’arresto per crimini di guerra ed altri capi d’accusa, e nel 2006 la cattura.

Una cattura che ha messo fine all’esilio dorato in Nigeria, garantitogli personalmente dal presidente Obasanjo. Ma Taylor non è il tipo da farsi processare senza battere ciglio: ad aprile scorso a Freetown, davanti al Tribunale speciale per la Sierra Leone, dove era comparso in stato di detenzione, aveva scelto di mantenere una linea dura e intransigente. “Non riconosco la giurisdizione di questa Corte” aveva esordito. “Credo che ci troviamo di fronte ad un tentativo di dividere il popolo della Liberia da quello della Sierra Leone. E assolutamente non sono colpevole”.

Però secondo l’accusa, sarebbe stato lui, quando era al potere in Liberia, a esportare il conflitto in Sierra Leone, grazie al sostegno offerto ai ribelli di Foday Sankoh. Un conflitto condotto senza risparmio di mezzi e di vite umane. Si calcola siano stati 200.000 i morti di quella stagione, in una guerra civile alimentata dai diamanti e dall’oro africani e tenuta in piedi dagli eserciti di bambini, addestrati ai compiti più agghiaccianti. Violenze di gruppo. Mutilazioni. Esecuzioni sommarie.

Dettagli raccapriccianti che non hanno però impedito all’ex signore della guerra di darsi l’immagine del salvatore del popolo. Una volta, davanti alle velate accuse di essere un assassino formulategli da un giornalista, Taylor non esitò a tirare in ballo Gesù Cristo: “Anche di lui si diceva la stessa cosa, a quei tempi”.

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