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La morte di Al Zarqawi, "emiro" di bin Laden

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La morte di Al Zarqawi, "emiro" di bin Laden

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Era il volto del terrorismo in Iraq, anzi, il 39enne giordano di origine palestinese era l’unica faccia conosciuta della nebulosa di gruppi e gruppuscoli che terrorizzano, sequestrano e uccidono in Iraq.

Al Zarqawi era pero’ piu’ di un simbolo se gli Stati Uniti hanno posto sulla sua testa una taglia di 25 milioni di dollari, la stessa ricompensa promessa a chi consentirà la cattura, vivo o morto, di Osama Bin Laden.

Se di questi al Zarqawi era diventato l’emiro, la comunità internazionale ne sente parlare per la prima volta al Consiglio di Sicurezza dell’Onu: era il febbraio del 2003, poco prima dell’invasione dell’Iraq. Nella sua requisitoria contro Bagdad, l’allora segretario di stato americano Colin Powell l’accusa di essere l’anello di congiunzione tra al Qaida e Saddam Hussein, da cui avrebbe ricevuto rifugio.

Al Zarqawi apparteneva alla famiglia Bani Hassan, una delle grandi tribu’ giordane. Di lui si diceva che fosse tetro, poco intelligente, di carattere violento.

Alla fine degli anni Ottanta combatte in Afghanistan contro i sovietici. Poi torna in Giordania. Qui tenta di rovesciare il governo. Fallisce e finisce in carcere. Condannato a quindici anni viene amnistiato all’ascesa al trono di re Abdallah II. Ritorna in Afghanistan: stavolta il nemico è l’invasore americano.

Attivo in Irak dal 2003, Zarqawi si specializza negli attentati contro le truppe alleate e i civili, colpevoli ai suoi occhi di essere sciiti, dunque corruttori del vero Islam, o almeno cosi’ la pensava lui, wahabita convinto.

Al Zarqawi è anche la mente dietro il piu’ sanguinoso attentato in Iraq, quello di Hila, nel febbraio dell’anno scorso, costato la vita a piu’ di cento persone.

Pochi settimane prima, in un video, Osama bin Laden ne aveva fatto il suo emiro, suo rappresentante principale in Iraq: ai fratelli veniva imposta cieca obbedienza.

Per qualcuno la sua morte è solo la scomparsa di una figura simbolica, per quanto terribile. Altri sottolineano che il terrorismo di tipo jihaidista, di cui era il capofila insieme a Bin Laden, subisce cosi’ un duro colpo.