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Toledo: "Siamo pronti per un accordo commerciale con l'Europa"

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Toledo: "Siamo pronti per un accordo commerciale con l'Europa"

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Presidente del Perù per cinque anni, Alejandro Toledo sta per cedere lo scettro del potere. La costituzione impedisce infatti di presentarsi per due mandati consecutivi. Ma il peso del “cholo”, il primo indio della storia moderna alla guida di un paese sudamericano, rimane.

Nella corsa alla presidenza, il suo appoggio va ad Alan Garcia, già capo dello stato dal 1985 al 1990. L’altro candidato, Hollanta Humala, è apertamente contrario al contestato trattato di Libero Scambio con gli Stati Uniti, siglato dallo stesso Toledo.

EuroNews: Pensa che, dopo le riforme liberali avviate durante la sua presidenza, il suo paese potrebbe ora cambiare direzione politica, seguendo la strada di Bolivia e Venezuela?

AlejandroToledo: Se non riusciremo a ridurre in maniera significativa il numero dei poveri in America Latina, la povertà potrebbe diventare un ostacolo alla democrazia.
Inoltre, se non riusciremo a ridurre in maniera significativa la povertà, creeremo terreno fertile per un facile populismo di breve durata…
Un tipo di populismo che assomiglia a una festa, che dura una notte e la mattina termina in un funerale….
E a pagare il prezzo di questo funerale saranno i poveri. Perciò abbiamo bisogno di uno sviluppo economico sostenibile, come un mezzo e non come un fine. Abbiamo bisogno dei benefici prodotti da questo sviluppo economico per ridefinire la struttura sociale del nostro continente, per ridurre la povertà.

EuroNews: Ha appena detto che è sempre stato il popolo a pagare. Pensa che sia giunto il momento di far pagare gli investitori stranieri, piuttosto che il popolo?

AlejandroToledo: Non è possibile ridurre la povertà in maniera seria e irreversibile regalando il pesce ai poveri, ma dando ai poveri il diritto di imparare a pescare. Abbiamo bisogno della crescita economica per ridefinire la struttura sociale dei nostri paesi, ma per avere questa crescita economica sono necessari investimenti: privati, nazionali e stranieri. Ma per favorire gli investimenti le regole del gioco devono essere chiare: servono stabilità economica, stabilità politica e stabilità giuridica. Non conosco nulla di più vigliacco di una moneta, che va dovunque ci sia un clima favorevole agli investimenti. E noi siamo in competizione con il mondo attraverso i capitali d’investimento. Senza investimenti non c‘è crescita, senza crescita non c‘è occupazione, senza occupazione non ci sono entrate, né a livello personale né a livello fiscale.

EuroNews: Nonostante gli sforzi che il suo governo ha indubbiamente fatto, i peruviani non sono soddisfatti. Perché?

AlejandroToledo: Sì, ho raggiunto un livello di popolarità molto basso, 10 o 11 per cento, perché ho deciso di gestire l’economia con responsabilità, ho deciso di seminare. Perché quando bisogna pagare le sementi, il fertilizzante, l’acqua, è dura, fino al momento della raccolta. Ho pagato un prezzo, ma oggi, secondo le ultime notizie, sono al 54 per cento, quattro volte più di un mese fa. Non lo dico con trionfalismo, ma con umiltà. La regione non può permettersi il lusso di un potere che governa con frivolezza, ha bisogno di spirito di sacrificio, di lungimiranza, e di guardare il mondo da una prospettiva non di isolamento. E se il suo vantaggio è il petrolio – che Dio lo benedica – tuttavia coloro che non hanno il petrolio, devono vendere quello che hanno. È il caso del Perù che deve vendere prodotti agricoli o turismo per poter creare profitti e generare occupazione.

EuroNews: Il processo negoziale verso un accordo politico e commerciale fra l’Unione europea e la Comunità Andina sta per cominciare. Non pensa che la Comunità Andina debba innanzi tutto risolvere alcuni problemi politici importanti?

AlejandroToledo: L’impero inca, Bolivar, San Martin sono stati tutti fattori d’integrazione, molto più importanti dei presidenti di turno. Io passerò, come passerà il presidente Evo Morales, come passerà Hugo Chavez… Ma il concetto d’integrazione rimane. Per questo siamo venuti a Vienna. Io sono il primo presidente con queste origini etniche a essere stato eletto democraticamente in 500 anni e questo implica una grande responsabilità. Credo che stiamo riducendo le distanze e che abbiamo economie complementari. Siamo alla ricerca di nuovi mercati, vogliamo portare sulle tavole degli spagnoli, degli europei i nostri asparagi, i nostri manghi, le nostre uve, i nostri avocado, i nostri limoni… la paprika… e sì, siamo pronti a importare prodotti manifatturieri dall’Unione europea.