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Terremoto in Indonesia: si cerca di liberare chi è ancora sotto le macerie

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Terremoto in Indonesia: si cerca di liberare chi è ancora sotto le macerie

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É una lotta contro il tempo nell’isola di Giava, in Indonesia, teatro, nella notte tra venerdì e sabato, di un devastante terremoto. L’esercito e i volontari sono al lavoro nel tentativo di estrarre dalle macerie le persone ancora in vita. Il bilancio, provvisorio, parla di almeno 4.500 morti, 20 mila feriti, 200 mila senza tetto.

Bantul è la città più colpita insieme alla capitale culturale del paese, Jogjakarta, che si trova a pochi chilometri di distanza. Il sisma ha gravemente danneggiato le piste dell’aeroporto cittadino. I militari sono al lavoro per tentare di risolvere il problema, in modo da permettere alla comunità internazione di recapitare gli aiuti. Richiesti, in particolare, cibo, acqua, farmaci, tende e coperte. La prima emergenza riguarda chi, vivo o morto, è rimasto sotto le macerie. Laseconda l’assistenza sanitaria a chi è rimasto senza niente. Almeno il 40% dei feriti sono bambini. Oltre ai medicinali per curarli, mancano anche i letti d’ospedale. La gente si è sistemata fuori, in corsie improvvisate. Da tutto il mondo è scattata la gara di solidarietà. L’Onu ha messo a disposizione le proprie squadre di coordinamento. L’Unicef ha inviato kit di sopravvivenza per i bambini. Gli Stati Uniti hanno portato dagli iniziali 500 mila dollari a 2 milioni e mezzo il proprio contributo finanziario. Mobilitata anche l’Italia, insieme alla Cina, al Giappone, a Taiwan che non ha relazioni diplomatiche con l’Indonesia. Disponibile a dare una mano anche il Pakistan nonostante il tremendo sisma che ha colpito il paese lo scorso ottobre. La Commissione europea ha stanziato 3 milioni di euro.