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Timor est nel caos si affida alle forze di sicurezza straniere

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Timor est nel caos si affida alle forze di sicurezza straniere

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Timor est spera ormai solo nelle forze straniere: alle centinaia di ammutinati dell’esercito, rifugiatisi sulle colline, si accompagnano ora bande di ragazzi nella capitale Dili, armati di coltelli, bastoni, machete. Alcuni di loro hanno saccheggiato ed incendiato le case appartenenti a famiglie di ufficiali dell’esercito regolare, o parenti, amici dei nemici. È un continuo di vendette e rappresaglie, e l’unica parvenza di un ordine costituito è data, ormai, dalle truppe straniere, che hanno cominciato a percorrere le vie di Dili.

Quella di Timor Est si domostra subito un’indipendenza difficile: ottenuta nel 2002, dopo sanguinosi scontri e un referendum, non ha dato al paese il progresso economico e sociale auspicato. Ora che i contingenti australiani e malaisiani sono arrivati, il ministro degli esteri di Timor est, José Ramos Horta, si mostra fiducioso: “Penso che fra due o tre giorni al massimo la situazione sarà sotto controllo – dice – e chi sarà trovato in possesso di armi sarà arrestato”. Gli scontri hanno fatto seguito al licenziamento di alcune centinaia di militari, quasi la metà del piccolo esercito locale, che avevano protestato ritenendo che vi fosse una discriminazione, nell’esercito, ai danni dei cittadini delle zone orientali del paese. Una quindicina i morti, mentre centinaia di famiglie hanno lasciato le proprie case per affidarsi ai soldati australiani, nel timore di rivivere le atrocità di prima dell’indipendenza.