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Timor est: caos e sangue accolgono i soldati internazionali

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Timor est: caos e sangue accolgono i soldati internazionali

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Un gruppo di poliziotti disarmati sono stati assaliti dall’esercito regolare timorense nella capitale Dili, sospettati di volersi alleare con i circa 600 disertori all’origine della crisi più pesante dall’indipendenza del paese, siglata 4 anni fa.

Un episodio sintomatico terminato con 10 morti tra cui alcuni mediatori dell’Onu e una trentina di feriti. Ieri un’altra strage alla periferia della capitale: cinque bambini e una donna sono stati arsi vivi nella loro casa attaccata da sconosciuti. Erano parenti del ministro degli Interni di Timor est. L’ambasciatore americano Joseph Rees ha visitato il luogo della strage: “E’stato il giorno più nero nella storia di questo giovane paese e speriamo che le cose vadano rapidamente migliorando”. La crisi è iniziata ad aprile, quando un gruppo di soldati ha disertato manifestando per chiedere migliori condizioni di lavoro ottenendo soltanto l’espulsione. Da lì un crescendo di violenze sfociate nel caos generale: la moglie del presidente Gusmao ha dichiarato che non è chiaro a quali ordini obbedisca l’esercito di Timor. E così dopo sette anni dalla prima missione a Timor est, ritornano i soldati australiani. 450 unità sono già giunte sul posto, come avvenne nel ’99 dopo il referendum per l’indipendenza che portò a violenti scontri tra filo e anti-indonesiani e a 1400 morti prima della nascita del nuovo stato nel 2002. Il colonnello Mumford dell’esercito australiano: “Resteremo finché sarà necessario. Se sarà questione di settimane o di mesi, per noi non farà differenza. Restermo finché non saranno ristabilite la pace e la stabilità”. Presto arriveranno anche rinforzi da Nuova Zelanda, Malaysia e Portogallo. Entro il fine settimana i soldati australiani saranno circa 1.300. E mentre sull’isola sbarcano i soldati, sempre più civili lasciano il paese.