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Le madri di Beslan chiedono un processo alle autorità che gestirono la crisi

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Le madri di Beslan chiedono un processo alle autorità che gestirono la crisi

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La rabbia delle madri di Beslan è scoppiata alla lettura della sentenza.

Nurpashi Kulayev, l’unico terrorista sopravvissuto all’assedio nella scuola osseta, è stato condannato alla prigione a vita. L’accusa aveva chiesto e ottenuto la condanna a morte. Ma la pena è stata commutata in ergastolo, visto che la Russia ha sospeso negli anni 90 le esecuzioni capitali. 26 anni, ceceno, Kulayev si dice innocente, giura di non avere ucciso nessuno. Il 16 maggio è stato giudicato colpevole di omicidio, sequestro di persona e terrorismo. La lettura della sentenza fiume è durata oltre una settimana. I familiari delle vittime di Beslan si sono più volte lamentati delle lungaggini del processo. Alcuni hanno pianto e chiesto in tribunale la pena di morte. Come Anita Gadzieva: “Non approviamo questa sentenza. La maggioranza di quelli che hanno sofferto non sono d’accordo con questa sentenza. Pensiamo che il verdetto avrebbe dovuto essere la pena di morte”. Ma il comitato delle madri ha accettato la sentenza. E chiede piuttosto che i responsabili federali, che hanno gestito la crisi, compaiano davanti alla giustizia. Per loro Kulayev è un capro espiatorio per le autorità, che non riuscirono a impedire la strage. Alla scuola numero uno di Beslan, in Ossezia del nord, nel settembre 2004, un commando di terroristi ceceni tenne per tre giorni in ostaggio 1300 persone, soprattutto bambini, che si trovavano nell’edificio per festeggiare l’inizo dell’anno scolastico. Morirono oltre 330 persone, più della metà erano bambini.