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Il dialogo nazionale per superare le divisioni tra le fazioni palestinesi

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Il dialogo nazionale per superare le divisioni tra le fazioni palestinesi

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La tavola rotonda promossa dai dirigenti dei Territori trova i massimi esponenti di Hamas e Fatah d’accordo: bisogna innanzitutto far tacere le armi. Le prime proposte concrete per superare la crisi che rischia di trascinare i palestinesi verso una guerra civile vengono dal massimo rappresentante dell’Autorità.

Il presidente Mahmoud Abbas ha dato al gruppo radicale Hamas e ai moderati di Fatah dieci giorni per trovare un accordo su un programma politico. In mancanza di un’intesa si organizzerà un referendum per cercare di uscire dall’impasse. Le proposte avanzate da Abbas, ma elaborate dai dirigenti dei movimenti palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, prevedono tra l’altro di limitare la resistenza nei territori, (il che significa mettere fine agli attentati in Israele) costituire un governo d’unità nazionale e ancora creare uno stato palestinese i cui confini siano quelli precedenti all’occupazione di Israele del 1967, con cui implicitamente si riconosce lo stato di Israele. La scelta del dialogo è condivisa da molti palestinesi, come dice quest’uomo per cui armare un musulmano, qualunque sia il suo partito è un crimine. Ma finora sul libero dialogo hanno prevalso le armi. Negli ultimi giorni i violenti scontri che, nella striscia di Gaza, hanno opposto i militanti delle diverse fazioni hanno fatto una decina di morti.