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Immigrazione: primi passi di una politica comune europea

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Immigrazione: primi passi di una politica comune europea

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Sono più di 1.600 i clandestini che dall’Africa hanno raggiunto le coste europee negli ultimi giorni.
Una situazione ormai ingestibile a livello nazionale, e che chiama in causa l’Unione europea.
I centri di accoglienza, in Spagna come in Sicilia, sono sovraffollati. Per Medici senza frontiere ora tocca a Bruxelles: “Non è possibile affrontare il problema da questo paesino della Sicilia – lamenta un attivista che opera in un campo improvvisato, dove sopravvivono 300 persone -. Si tratta di un problema europeo. Bisogna fare pressione per avere una politica europea comune che permetta di accogliere queste persone nel modo giusto”.
Sono le isole Canarie e Lampedusa le principali porte d’accesso all’Europa per gli immigrati clandestini provenienti dall’Africa.
La gestione del problema a livello nazionale include accordi bilaterali, come quello fra Spagna e Marocco o fra Italia e Libia.
Le politiche d’immigrazione però variano da paese a paese. Da un lato c‘è la Francia, con l’“immigrazione scelta” di Nicolas Sarkozy: rafforzamento dei controlli, visti e permessi di soggiorno più difficili, espulsioni più facili.
Mentre la Spagna ha adottato una prospettiva più globale, il cosiddetto “Piano Africa” .
E in Italia, il governo ha annunciato la regolarizzazione di 480 mila immigrati.
La vicepremier spagnola Maria Teresa Fernandez de La Vega ieri a Bruxelles ha ottenuto il varo di un progetto europeo in 15 punti, che include l’invio di équipe mediche e di pattuglie di controllo delle coste.
“Questo non è solo un problema della Spagna – ha detto de La Vega -, è un problema per l’Europa e perciò è qualcosa che dobbiamo affrontare insieme. Dobbiamo guardare la questione dell’immigrazione da diversi punti di vista, sicurezza, sviluppo e cooperazione, e abbiamo bisogno di gestire questi flussi”.
La questione sarà sul tavolo dei negoziati durante la conferenza euro-africana sull’immigrazione il 10 e l’11 luglio a Rabat.
L’esperienza delle centinaia di clandestini abbandonati dal Marocco dopo essere stati espulsi da Ceuta e Melilla dà la misura dell’urgenza di un progetto comune.