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Montenegro, domenica il referendum sull'indipendenza

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Montenegro, domenica il referendum sull'indipendenza

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Sono poco meno di mezzo milione gli elettori montenegrini chiamati al voto, domenica, per il referendum sull’indipendenza. Se il Si dovesse vincere, verrebbe sciolta l’Unione con la Serbia, completando la dissoluzione della ex Yugoslavia iniziata negli anni Novanta e passata attraverso le guerre di Croazia e Bosnia.

Sul voto – regolato dalle norme approvate dall’Unione europea – vigilano centinaia di osservatori internazionali. Richard Chambers, membro della squadra di osservatori dell’Osce, spiega che la sua organizzazione segue le vicende referendarie in Montenegro già da sei settimane, e continuerà a farlo anche dopo lo spoglio, allo scopo di monitorare l’intero processo anche in una prospettiva di lungo periodo. I sondaggi della vigilia fanno presagire un testa a testa tra i due schieramenti. A sostegno del Si si è schierato il primo ministro, Milo Djukanovic, che invitando a separare i destini del Montenegro da quelli della Serbia, si dice certo di uscire dalle urne con l’indipendenza del paese e una rinnovata spinta verso l’Europa. Principali sostenitori del No i socialisti del segretario Bulatovic, che per tutta la campagna elettorale hanno sottolineato il rischio di un indebolimento sul piano internazionale del paese. Bulatovic ha invitato a votare No definendo “fratelli” i serbi, puntando sulle ancora non del tutto sopite nostalgie per la Yugoslavia di Tito.