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Chen Shui-Bian, presidente di Taiwan: "Taiwan non fa parte della Cina, e non dipende dalla Cina"

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Chen Shui-Bian, presidente di Taiwan: "Taiwan non fa parte della Cina, e non dipende dalla Cina"

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Un paese in cerca di identità. È Taiwan, lo stato-non stato, che dal 1990 lotta per farsi riconoscere a livello internazionale, schiacciato però dal gigante Cina.
Pechino continua a considerare l’isola parte integrante del suo territorio, e minaccia di intervenire militarmente se Taipei proclamerà l’indipendenza.

EuroNews ha incontrato il presidente di Taiwan, Chen Shui-Bian. Con lui abbiamo parlato di Cina, di Unione europea e dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

EuroNews: Signor presidente, in che modo conta di difendere il suo paese di fronte a una superpotenza economica e commerciale come la Repubblica popolare cinese?

Chen: “Innanzitutto bisogna difendere l’identità di Taiwan e la consapevolezza di Taiwan. Taiwan non fa parte della Cina, non è subordinata alla Cina. Inoltre, dobbiamo conservare l’indipendenza economica ed evitare di appoggiarci troppo alla Cina. Tuttavia, fintanto che le compagnie mantengono le loro sedi, le loro basi e i loro centri di ricerca e sviluppo a Taiwan, il mercato cinese può essere preso in considerazione nell’ambito della nostra più ampia strategia di ‘coltivare a fondo Taiwan mentre tendiamo una mano al mondo’”

EuroNews: Lei si è detto disposto a trattare con la Cina se Pechino si impegna ad avviare riforme democratiche. Che genere di riforme?

Chen: “Per prima cosa, la Cina deve abbandonare il regime totalitario del partito comunista cinese.
Secondo, la Cina deve implementare un reale sistema democratico e garantire la libertà di culto del suo popolo, la libertà di espressione, la libertà di stampa e quella di internet, e la libertà di associazione.
Terzo, la Cina deve smettere di opprimere Taiwan sulla scena internazionale, e in particolare nei campi della diplomazia, della politica, dell’economia e della difesa.
Quarto, la Cina deve mettere fine ai tentativi e ai preparativi di uso della forza contro Taiwan, ritirare i missili che ha puntato su Taiwan, e abrogare la cosiddetta legge anti-secessione.
Quinto, la Cina deve rispettare la libera scelta e la decisione dei 23 milioni di cittadini di Taiwan.
Se la Cina adempierà a tutte queste condizioni, allora forse un giorno il popolo taiwanese potrebbe cominciare a essere meno ostile all’idea di una riunificazione finale”.

EuroNews: C‘è chi critica l’Unione europea sostenendo che Bruxelles abbia adottato una posizione defilata su Taiwan. Condivide quest’opinione? Che cosa si aspetta dall’Unione europea per migliorare le sue relazioni con Taiwan?

Chen: “Noi diamo grande importanza alle relazioni amichevoli fra l’Unione europea e Taiwan. Possiamo essere il più forte degli alleati sotto molti aspetti, in particolare nell’economia, nel commercio e in una cooperazione commerciale che sia basata sulla nostra comune fede nei valori della democrazia, della libertà, dei diritti umani, e della pace.
Il parlamento europeo ha approvato molte risoluzioni che chiedono che le dispute fra i due lati dello Stretto di Taiwan siano risolte pacificamente attraverso il dialogo, e non con l’uso della forza o altri mezzi non-pacifici.
Inoltre, il Parlamento europeo ha approvato molte risoluzioni a sostegno della richiesta di Taiwan di avere un posto come osservatore all’Assemblea mondiale della Sanità e di partecipare alle attività dell’Organizzazione mondiale della Sanità.
Nel 2001, Liberal International, un’organizzazione mondiale di partiti liberali e democratici, mi ha conferito il Premio per la Libertà. Inizialmente, la cerimonia di premiazione si sarebbe dovuta tenere in Danimarca. Ma il governo danese si è rifiutato di concedermi il visto. Allora, la cerimonia è stata trasferita in Francia, a Strasburgo. Ma anche il governo francese si è rifiutato di concedermi il visto.
Trovo molto ironico il fatto che non mi sia stato permesso di andare a Strasburgo, sede del parlamento europeo, per ricevere il Premio per la Libertà, considerato il fatto che gli stati membri dell’Unione credono nei principi di libertà, democrazia, diritti umani e pace”.

Euronews: A proposito degli sforzi del suo paese per diventare osservatore dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità: perché ritiene che il suo paese meriti questo status?

Chen: “Penso sia chiaro che questioni come la salute e la prevenzione della malattia trascendono i confini nazionali. Di conseguenza, i 23 milioni di cittadini di Taiwan non dovrebbero essere privati del loro diritto umano alla salute, e questo diritto non dovrebbe in alcun modo essere ignorato o limitato.
Taiwan non dovrebbe essere l’unico strappo nella rete della prevenzione globale della malattia, o rimanere l’unico assente nelle organizzazioni internazionali che si occupano della salute.
Soprattutto, Taiwan non dovrebbe essere segregata e isolata dalla rete globale di prevenzione della malattia. Noi non stiamo nemmeno chiedendo l’adesione formale all’Oms. Desideriamo solo con umiltà che Taiwan abbia un posto da osservatore all’Assemblea Mondiale della Sanità, in quanto ‘entità sanitaria’.

Abbiamo cercato invano per nove anni di essere ammessi. Questo è il decimo anno, e continuiamo a chiedere l’ammissione. L’aspirazione di Taiwan a diventare un osservatore all’Aemmeesse non ha niente a che vedere con la questione della sovranità, e con la cosiddetta “one-China policy”. Se consideriamo che perfino l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e l’Ordine di Malta possono diventare osservatori dell’Aemmeesse, perché ai 23 milioni di cittadini di Taiwan viene negato il diritto di partecipare?”.