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America Latina: sempre più a sinistra, con distinguo

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America Latina: sempre più a sinistra, con distinguo

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Vazquez in Uruguay, Chavez in Venezuela, Lula in Brasile, Bachelet in Cile, Morales in Bolivia: l’America Latina è sempre più a sinistra. Anche in Perù Ollanta Humala è in vantaggio dopo il primo turno delle presidenziali, e in Messico, dove pure si elegge il capo dello stato il 2 luglio prossimo, i sondaggi hanno a lungo dato vincente il candidato di sinistra.

La sinistra potrebbe trovarsi presto al potere nell’80% del Sudamerica. In realtà sarebbe più corretto parlare di diverse “sinistre”, visto anche che i colpi bassi tra un paese e l’altro non mancano.

A confronto la sinistra del venezuelano Chavez e quella del brasiliano Lula da Silva. Il primo fa un discorso radicale, con accenti populisti, e una politica apertamente nazionalistica. Il secondo guarda al centro, spinge per scelte budgetarie più ortodosse, volte ad attirare i capitali stranieri e a non tagliar fuori il paese dalla globalizzazione.

Al recente vertice d’emergenza in Argentina, dopo la nazionalizzazione degli idrocarburi boliviani, la cilena Bachelet, ma anche Lula e Kirchner, non hanno apprezzato, le conseguenze economiche per i loro paesi sono pesanti.

C‘è poi chi in questa presunto club di sinistra sudamericano fa affari con Washington: è il caso dell’uruguayano Tabaré Vazquez, che ha negoziato un accordo di libero scambio cogli Usa meditando di uscire dal Mercosur.

Per uno che se ne va un altro arriva: la Bolivia è appena entrata nell’Alba, l’Alternativa bolivariana per le Americhe, un progetto volto ad aiutare Fidel Castro. “Ne sono molto contento, dice Morales. Adesso siamo Venezuela, Cuba e Bolivia. Tre generazioni, e tre rivoluzioni a confronto.”

L’Alba è un’idea di Chavez. Il Perù si è già detto interessato ad aderirvi, ma, viste le divergenze, che si profili un nuovo giorno per la sinistra latino americana sono in pochi a crederci.