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Aids, la Libia torna a processare le infermiere bulgare condannate a morte

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Aids, la Libia torna a processare le infermiere bulgare condannate a morte

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Incomincia oggi in Libia il nuovo processo alle cinque infermiere bulgare e al medico palestinese accusati di aver infettato 426 bambini con il virus dell’aids.

La loro condanna a morte era stata annullata lo scorso Natale dalla Corte suprema libica in base alle testimonianze di scienziati e nel contesto di pressioni dell’Unione Europea. I sei, in prigione dal 1999, lavoravano all’ospedale di Bengasi. Quattro hanno detto di aver confessato sotto tortura. Secondo gli esperti stranieri l’epidemia si era difffusa prima del loro arrivo per le cattive condizioni igieniche. Le famiglie delle vittime hanno ottenuto per ora che i circa 370 bambini ancora in vita siano trasferiti in sette ospedali europei: a Parigi, Marsiglia, Roma e Milano. Ma la vera richiesta, respinta dalla Bulgaria per evitare ammissioni di responsabilità, è il pagamento di dieci milioni di dollari per ogni bimbo. Una cifra pari al risarcimento pagato dalla Libia alle vittime dell’attentato di Lockerbie. Sulla futura sentenza rischia di pesare l’avvenuta pubblicazione di vignette su Maometto da parte di un giornale bulgaro.