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Napolitano, dal Pci al Quirinale

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Napolitano, dal Pci al Quirinale

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Giorgio Napolitano è il primo ex-comunista ad accedere alla piu’ alta carica dello Stato italiano. Ma la sua bandiera è stata soprattutto il riformismo. Nell’ex Pci-Pds ha fatto parte della corrente moderata tanto da essere soprannominato il migliorista. Qualcuno lo definisce “il comunista meno comunista del Pci”.

“Le posizioni che ho via via cercato di esprimere e sostenere erano quelle che volevano un’evoluzione profonda di quel partito: l’apertura verso l’Occidente e verso l’Europa, l’impegno conseguente per una dialettica democratica.”
Nato a Napoli nel 1925, entra molto giovane in politica e a 17 anni, durante la guerra, fa parte di un gruppo antifascista. Tre anni dopo aderisce al Pci.

Laureato in giurisprudenza, è fra i giovani quadri del partito incaricati da Palmiro Togliatti di rinnovare il Pci senza pero’ rompere con l’Unione Sovietica. All’epoca difende Mosca, anche durante l’intevrento contro l’insurrezione in Ungheria. In seguito, farà ammenda per questo in uno dei suoi libri, importanti testimonianze di una lunga pagina politica. In parlamento, dove è eletto per la prima volta nel ’53, siede per ben dieci legislature.

Negli ultimi vent’anni, Napolitano rappresenta l’ala destra del partito, spinge per le privatizzazioni, si dichiara favorevole all’economia di mercato e dialoga con i socialisti. Dopo la caduta del muro di Berlino, è uno dei promotori del passaggio del partito dal comunismo alla socialdemocrazia, con la trasformazione del Pci in Pds.

Eletto presidente della Camera nel 1992, si conferma uomo misurato e di grande equilibrio, ponendosi al di sopra dei partiti.
Siede al parlamento europeo dal ’99 al 2004. Nel settembre scorso, il Presidente Ciampi lo nomina senatore a vita. Nel ’96 è stato ministro dell’interno nel primo governo Prodi.