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Attentato a Dahab: fermati 10 sospetti


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Attentato a Dahab: fermati 10 sospetti

Dietro gli attentati di Dahab il gruppo islamico Al Tawhid wal Jihad, lo stesso delle stragi di Sharm el Sheik dell’anno scorso e di Taba nell’ottobre del 2004. All’indomani del nuovo attentato in Egitto, l’ipotesi è avanzata dai media locali. Ma non solo, un responsabile della sicurezza sottolinea la coincidenza di tre ordigni esplosi nelle tre località.

Tre ordigni, appunto, perché al momento la tesi degli attentati kamikaze non è stata confermata. Dieci invece le persone fermate nell’ambito dell’inchiesta, tra cui tre ingegneri informatici, giunti a Dahab il giorno prima degli attacchi dal Cairo. Diciotto i morti, stando all’ultimo bilancio, di cui sei di nazionalità straniera. Decine i feriti. Tra questi tre italiani, le cui condizioni non sono gravi. Erano le 19,15 di ieri, quando tre esplosioni, a distanza ravvicinata, hanno seminato l’inferno nella cittadina balneare sul Sinai, affollata di turisti, ma soprattutto di egiziani, in ferie per la festa nazionale che celebra la liberazione della penisola dall’occupazione israeliana, il 25 aprile del 1982. Le celebrazioni per commemorare questa data sono state annullate. La frontiera con Israele è stata subito chiusa per motivi di sicurezza. A Dahab si sono tenute manifestazioni di condanna.

Il ministero degli Esteri italiano: “Non recatevi in Egitto”

Mentre a Dahab si cerca di tornare alla normalità, negli ospedali della zona di si fa la fila per trovare i congiunti fra gli oltre 60 feriti.

In maggioranza sono egiziani, che approfittavano del ponte festivo. Ma tra i feriti si contano anche cittadini di nazionalità straniera. Ferme le reazioni di condanna dell’attentato da parte della comunità internazionale. Parole dure anche dal premier palestinese. Gli egiziani temono adesso il duro contraccolpo al settore turistico, in fase di ripresa dopo l’attacco dell’anno scorso a Sharm el Sheik. Per ogni milione di turisti si creano 200 mila posti di lavoro, stando al ministero del Turismo. Difficile decidere di restare, dice quest’australiano: “È orribile. Al momento non so cosa decideremo di fare”. “Ho vissuto un incubo, sangue ovunque. Cerchiamo di reagire, ma sinceramente non so se troveremo la forza di proseguire la nostra vacanza”. Il ministero degli Esteri italiano, così come Israele sconsigliano di recarsi in Egitto, dove permane il rischio di attentati di matrice fondamentalista contro obiettivi occidentali, malgrado il governo egiziano abbia ulteriormente elevato le misure di sicurezza.
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