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Hamas e Fatah: sempre più distanti

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Hamas e Fatah: sempre più distanti

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A tre mesi dal trionfo elettorale di Hamas, le divisioni tra il presidente palestinese Mahmoud Abbas e il governo di Ismael Hanyeh si sono ulteriormente accentuate negli ultimi giorni.

A gennaio il presidente aveva preso atto della sconfitta del suo partito, Fatah. Si era detto pronto ad accettare la decisione dei palestinesi, nonostante le pressioni internazionali.

Venerdì scorso sembra essere tornato sulle sue posizioni ponendo il veto alla nomina di Jamal Abu Samahadan, ex capo delle milizie di Hamas, alla testa delle forze speciali incaricate di ristabilire l’ordine a Gaza.

Con questo gesto Abbas ha voluto rassicurare la comunità internazionale, sempre più perplessa di fronte al potere di Hamas. Hamas l’ha interpretato come il tentativo di mantenere nelle mani di Fatah il controllo della sicurezza a Gaza.

A Damasco, sabato, il numero uno di Hamas in esilio, Khaled Meschal, accusava Abbas di puntare a rovesciare il governo Hanyeh, appoggiato dalla comunità internazionale.

Poi rettificava: “Fatah e Hamas stavano dalla stessa parte durante l’Intifada, contro l’occupazione israeliana. Oggi dovrebbero essere fianco a fianco.”
Parole concilianti in forte contrasto col clima di tensione che si respirava per le vie di Gaza.

Gli scontri di due giorni fa tra studenti membri di Fatah e altri di Hamas hanno causato il ferimento di una quarantina di persone all’università di Gaza.

Domenica due uomini armati hanno fatto irruzione nel Ministero della Salute a Gaza, ferendo anche tre uomini. Il giorno prima erano stati annunciati pesanti tagli alla sanità in seguito allo stop degli aiuti sinora versati dalla comunità internazionale.
Una decisione presa da Stati Uniti e Unione Europea che minaccia di acuire le divisioni all’interno dell’Autorità Palestinese.

Se Abbas resta l’unico interlocutore per la comunità internazionale la sua apertura al dialogo nei confronti di Israele finisce per renderlo ancora più inviso ai vari gruppi armati.

Il 18 aprile, il giorno dopo l’attentato a Tel Aviv, che ha fatto nove morti, ben quattro gruppi palestinesi hanno considerato offensiva la condanna da parte di Abbas; per loro l’attacco kamikaze era una forma di autodifesa.