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Arresti e bombardamenti per rispondere all'attentato di Tel Aviv

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Arresti e bombardamenti per rispondere all'attentato di Tel Aviv

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Misure di sicurezze rafforzate in Israele all’indomani dell’attentato di Tel Aviv che ha fatto nove vittime e sessanta feriti. Nella notte le forze armate israeliane hanno arrestato una trentina di persone nel nord della Cisgiordania, tra queste c’erano anche il padre e il fratello del giovane kamikaze.

“È terribile – dice un abitante di Gerusalemme – che i palestinesi non capiscano che vogliamo vivere in pace e trovare una soluzione attraverso il negoziato”. “Dovremmo discutere con i nostri nemici e raggiungere un accordo politico al più presto possibile. E allo stesso tempo adottare la più forte azione militare”, afferma un altro. In mattinata si è riunito il governo Olmert insieme ai vertici militari per decidere la risposta da dare al primo attacco in tre mesi. Il successore di Ariel Sharon tende ormai a considerare l’autorità nazionale palestinese come un’entita terrorista. La prima rappresaglia c‘è stata nella notte: a Gaza un elicottero israeliano ha sparato un missile contro un’officina meccanica senza provocare feriti. In passato sono stati compiuti attacchi contro officine nelle quali si sospetta si fabbrichino pezzi dei razzi lanciati da militanti palestinesi contro il sud del Paese.