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Un re per caso: il sovrano del Nepal

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Un re per caso: il sovrano del Nepal

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Re per diritto divino (così almeno è convinto lui), sua Maestà Gyanendra Bir Bikram Shah Dev, sovrano del Nepal, deve la sua ascesa al trono nel 2001 a una serie di circostanze tragiche e misteriose: suo fratello, il re Binendra, viene massacrato insieme a parte della famiglia reale dal principe ereditario.

Uomo d’affari proiettato alla testa della giovane monarchia costituzionale nepalese, il neo re eredita anche un conflitto armato che da dieci anni oppone il potere alla guerriglia maoista. Tredicimila le vittime in un decennio.Oggi gli insorti controllano tutto il paese, tranne la valle di Katmandu. Con la scusa che il governo non riesce a soffocare i ribelli, nel febbraio del 2005 il re scioglie il parlamento e sospende l’attività di tutti i partiti politici. Pur assicurando che entro tre anni ristabilirà lo stato di diritto, re Gyanendra è oggi un monarca assoluto, reincarnazione di Visnù, fanatico di tantrismo e magia nera, che non esita a mandare in prigione i leader di partito. La situazione è così degradata nel paese che pur di rovesciare il re i ribelli maoisti cambiano tattica, dichiarano una tregua e stringono alleanza cogli ex nemici di sempre: i partiti democratici. Da quattordici mesi è un susseguirsi di manifestazioni. Venerdì 14 aprile, nel suo discorso per il Capodanno nepalese, il re ha offerto un ramoscello d’olivo promettendo di indire elezioni per l’anno prossimo: nessuna data precisa, però, né alcuna garanzia di imparzialità. I 7 partiti che si sono uniti in coalizione hanno rispedito la proposta al mittente, compreso l’ex primo ministro Girija Prasad Koirola. “Il re non vuole ascoltare, dichiara. Eppure gli ho detto che non c‘è più tempo. Ma il sovrano non ci sente e allora posso solo dire Dio salvi il Re.” Diplomaticamente isolato, re Gyanendra ha contro l’Onu e l’Unione Europea; anche gli Stati Uniti, che pure ne hanno armato le truppe per sconfiggere i maoisti, gli hanno voltato le spalle. Il nuovo anno potrebbe riservargli brutte sorprese.