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Il Ciad, un paese diviso, a rischio guerra civile

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Il Ciad, un paese diviso, a rischio guerra civile

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Provengono da gruppi di ribelli diversi i combattenti del Fronte unito per il cambiamento, l’FUC. Fanno riferimento all’RDL, il Raggruppamento per la democrazia e la libertà, che lo scorso dicembre aveva lanciato una prima offensiva contro la città di Adré, nell’estremo sud del Ciad, al confine col Sudan. L’esercito regolare aveva respinto l’attacco. Secondo un militare, capitano dell’RDL, si sarebbe trattato solo di un test, proficuo per i ribelli.“Abbiamo trovato molte armi, armi dell’esercito del Ciad. La maggioranza dei nostri alti ufficiali sono passati dalla nostra parte provenendo dall’esercito di Deby.”

Il grosso dei ribelli appartiene all’etnia tama, originaria dell’est del Paese, mentre il presidente è di etnia zaghawa. Disertori a parte, molti civili si sono uniti all’RDL. È il caso dell’ex governatore della provincia di Kanan. “Per quindici anni abbiamo servito un individuo, una persona, dice, ma ora vogliamo metterci al servizio dello Stato.” Ex colonia francese, il Ciad è indipendente dal 1960, anche se Parigi ha mantenuto la sua influenza politica ed economica. Lo stesso presidente Deby fa affidamento sul sostegno francese. In realtà la Francia non ha mai lasciato il Ciad: vi mantiene truppe semi permanenti dai tempi dell’indipendenza. Oggi circa 1.200 uomini sono di stanza qui, con la missione ufficiale di supporto ai servizi di informazione del governo, e di ausilio logistico all’esercito. Dal 2003 il Ciad è entrato nel club dei paesi esportatori di petrolio grazie all’oleodotto che collega i suoi pozzi alla costa Atlantica. Povertà e corruzione minano però il paese, che pure è ricco di oro e uranio. A fomentare le tensioni la sua spaccatura etnica e religiosa, con un nord arabo e mussulmano e un sud a predominanza cristiana e animista.