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Il petrolio corre, i mercati temono scatti dell'inflazione

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Il petrolio corre, i mercati temono scatti dell'inflazione

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Il petrolio costa troppo e l’Opec dovrà aumentare la produzione. Lo sostiene l’Agenzia internazionale per l’energia, che per quest’anno prevede un aumento di quasi il 2% della domanda globale. Sono in molti ad attendersi a questo punto una decisione dell’organizzazione dei paesi esportatori di greggio, che potrebbe intervenire per far scendere il prezzo dell’oro nero.

Tra i fattori che hanno fatto lievitare la quotazione ci sono la riduzione della produzione, provocata dalle ondate di violenza in Nigeria e dalle tensioni tra Iran e Occidente. Hanno inciso fortemente anche le speculazioni di Borsa e l’aumento della domanda degli Stati Uniti e soprattutto della Cina, la cui economia galoppante ha fatto crescere la sete di petrolio.

Cosi’ adesso si teme una replica della scorsa estate, quando il barile di oro nero aveva superato i 70 dollari. L’andamento sui mercati è strettamente legato ai cambiamenti politici ed economici: le oscillazioni registrate negli ultimi 60 anni sono avvenute a causa di crisi economiche o di conflitti, come ad esempio il picco toccato nel 1980 per la guerra tra Iran e Iraq, quando il prezzo, che tiene conto della rivalutazione monetaria, era salito fino a 82 dollari.

Da giorni le Borse di tutto il mondo osservano col fiato sospeso la quotazione in continua ascesa.
“L’impennata registrata lo scorso anno non ha frenato le economie del mondo. L’unico fattore capace di abbassare i prezzi adesso sarebbe un rallentamento economico globale, ma questo non sembra il nostro caso”, ha spiegato un analista.

Di certo il greggio a 70 dollari qualche conseguenza negativa l’avrà e si tradurrà in costi energetici piu’ alti per le aziende e anche per i consumatori.