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Israele: la sfida di Kadima

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Israele: la sfida di Kadima

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Vincere le elezioni, quasi un gioco da ragazzi. Le vere grane iniziano adesso per Ehud Olmert, che nelle prossime settimane deve mettere insieme una maggioranza di governo che gli consenta di durare sino alla fine della legislatura, nel 2010, se vuole tener fede alla sua grande promessa: assicurare confini sicuri allo stato ebraico. All’orizzonte però tante montagne da scalare: gli alleati, numerosi, con cui sarà costretto a formare una coalizione, lo obbligheranno a parecchie concessioni. A cominciare dai laburisti. Di Amir Peretz si sa già che chiederà per sé il posto di ministro delle finanze, anche se il suo programma di ripristino degli aiuti sociali cozza con quello di austerity budgetaria propugnato da Kadima.

Nella Knesset uscita dalle urne un eventuale blocco di centro destra è improbabile. Vi rientrebbero, tra gli altri, il Likud, il partito russofono di Liberman, Israel Beitenu, e gli ultraortodossi, ma darebbero a Olmert una risicata maggioranza di 51 seggi. Più comodo il margine di manovra garantito da una coalizione di centro sinistra, nonostante due grossi punti interrogativi relativi alle formazioni ultraortodosse dello Shass e dello United Torah Judaism. Un’alleanza cogli arabi però non è auspicata, e gli ultrareligiosi, oltre che contro il piano di disimpegno, sono famosi per minacciare crisi di governo a ripetizione. La difficoltà di mettere insieme una maggioranza che tenga è sottolineata anche dal direttore del Jerusalem Post, David Horovitz. “Questa è chiaramente una vittoria per Kadima, anche se per Ehud Olmert non sarà facile ottenere una maggioranza di deputati che la pensano come lui. Dovrà far rientrare forze che hanno richieste diverse dalle sue.” Il primo a mettergli il bastone fra le ruote potrebbe essere il partito degli ultraortodossi sefarditi, lo Shass, terza forza politica oggi, già costretto da Sharon a lasciare il governo nel 2003. Quanto a coloro che difendono gli interessi degli ultrareligiosi di origine askenazita, non abbandoneranno mai l’idea di un Grande Israele, che è proprio la scelta, dolorosa, compiuta da Kadima. La realtà però rema contro gli ultrareligiosi. Olmert ne ha dato loro prova ordinando la smobilitazione degli insediamenti di Amona in gennaio. Di fatto sia lo Shass che lo United Torah Judaism tornerebbero volentieri a occupare gli scranni che contano alla Knesset. Pragmatici loro, non possono che apprezzare il pragmatismo di Kadima che punta a fare gli interessi di Israele anche a costo di ignorare le richieste della controparte palestinese.