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Belgrado: a centinaia sulla tomba dell'uomo che fece estradare Milosevic

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Belgrado: a centinaia sulla tomba dell'uomo che fece estradare Milosevic

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Tre anni fa veniva ucciso Zoran Djindjic, il premier filo-occidentale considerato dai nazionalisti serbi un traditore per aver collaborato con l’Aja. Tra la folla accorsa oggi per ricordare l’ex primo ministro c’era anche il presidente Boris Tadic. Per Milosevic, nessuna grande manifestazione pubblica. Eppure c‘è chi teme che la morte dell’ex capo di stato possa riaccendere un nazionalismo che non si è mai sopito. Per il momento l’attuale premier Kostunica ha chiesto un rapporto dettagliato che faccia luce sulla morte di Milosevic. A Belgrado il lutto è vissuto in maniera differente, alcune testimonianze:

“Non penso che la sua morte sia una coincidenza. E’ avvenuta alla vigilia del terzo anniversario dell’assassinio di Djindjic. Mostra il perfetto funzionamento dell’Universo”. “Sono devastata. Non avrei lasciato andare all’Aja neppure una cane serbo, figuriamoci i nostri leader. Sono dispiaciuta e profondamente rattristata. Qualunque possano essere stati i suoi errori, non se lo meritava”. La stampa locale ha puntato il dito, pur non unanimamente, contro il Tribunale Penale Internazionale per le condizioni di detenzione e il no dell’Aja al trasferimento in un ospedale moscovita. Il partito socialista, nella coalizione al governo, chiede che Milosevic venga sepolto a Belgrado tra gli eroi della patria. La vedova e il figlio, in esilio a Mosca, chiedono che i funerali si celebrino invece in Russia: rischierebbero il carcere per corruzione ritornando in patria. Le esequie stanno già diventando un rimpicapo politico.