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L'Iraq sospeso tra guerra civile e lotta per il potere

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L'Iraq sospeso tra guerra civile e lotta per il potere

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Guerra civile o lotta per il potere? Cosa sta accadendo veramente in Iraq? Gli attacchi contro le caserme della polizia e contro l’esercito statunitense, gli attentati che hanno causato la morte di centinaia di civili, impediscono di fatto una normalizzazione del Paese.

Ma due settimane fa c‘è stato il punto di rottura. La distruzione della cupola della moschea sciita di Samarra, quarto luogo santo per gli sciiti iracheni, ha innescato una serie di rappresaglie che hanno avuto pesanti ripercussioni politiche. L’Iraq è sempre stato diviso in comunità religiose o etniche. All’epoca di Saddam i sunniti, minoranza nel Paese, governavano sulla maggioranza sciita e sui curdi. Non sorprende quindi che l’attacco di Samarra è stato come l’apertura di un vaso di Pandora. Diverse moschee sunnite e sedi di partito sono state attaccate, principalmente a Baghdad intorno al quartiere sciita di Sadr City. La frattura tra le due principali componenti dell’islam iracheno sembra quindi essersi completata. Omicidi, esecuzioni di massa e rapimenti si sono moltiplicati negli ultimi giorni facendo apparire uno scenario da guerra civile. Ma per il ministro statunitense della difesa Donald Rumsfeld non si tratta di questo. “Non credo che oggi ci sia una guerra civile. C‘è sempre stato il potenziale per una guerra civile. Quel Paese è stato tenuto insieme da un regime repressivo che ha messo centinaia di migliaia di esseri umani in fosse comuni”, ha detto Rumsfeld. I diversi passaggi elettorali, per l’approvazione della costituzione e la formazione del parlamento, non hanno avuto l’effetto sperato di riavvicinamento tra le comunità. Una mediazione potrebbe essere operata dal presidente, il curdo Jalal Talabani. Ma le posizioni restano molto distanti, anche all’interno delle stesse coalizioni. Divisioni che pregiudicano il premier Ibrahim al-Jafaari, alla ricerca del secondo mandato. Candidato dell’Alleanza unita irachena, principale gruppo in parlamento, è bloccato dai sunniti e dai curdi che, anch’essendo minoranza sono determinanti per la formazione del governo. Questi due gruppi accusano al-Jafaari di essere troppo vicino al leader radicale Moqtada al Sadr. Il clerico sciita, capo dell’esercito dal Mahdi, apsira però a giocare un ruolo chiave per spegnere le tensioni che attraversano il Paese.