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In Iraq resta alto il rischio di guerra civile

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In Iraq resta alto il rischio di guerra civile

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Il rischio di guerra civile in Iraq resta alto. Così gli ufficiali americani impegnati nella missione di stabilizzazione del Paese. E le cronache di oggi non li smentiscono. Un attentato è stato messo a segno contro un convoglio del ministero dell’Interno.

Il ministro Bayan Jabor non si trovava a bordo. L’attacco ha fatto due morti e un ferito. Dopo l’attentato alla moschea di Samarra, lo scorso 22 febbraio, la violenza ha subito una brusca impennata, centinaia le persone rimaste uccise in scontri e attacchi. Il rischio di una guerra civile in effetti c‘è, ma i media enfatizzano la situazione. Ne è certo il segretario di Stato americano Donald Rumsfeld. Tornando sul rischio di guerra civile, nel consueto briefing al Pentagono, Rumsfeld ha dichiarato. “Non potrebbe essere altrimenti – ha sottolineato – in un Paese che per anni è stato retto da un regime repressivo, senza una Costituzione, senza alcun rispetto per la persona, per le diverse religioni. Le differenze tra le diverse comunità che esistevano allora esistono ancora”. Differenze che in Iraq sfociano ancora nell’orrore. Ieri sera la polizia ha ritrovato 18 cadaveri legati e bendati all’interno di un furgoncino. Il ritrovamento è stato fatto a Amiriya, quartiere sunnita a ovest di Baghdad noto per la violenza. E proprio dalla comunità sunnita è stata lanciata l’accusa contro il governo, a maggioranza sciita, di usare veri e propri squadroni della morte per l’esecuzione di sospetti.