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La "guerra delle moschee" blocca il processo politico in Iraq


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La "guerra delle moschee" blocca il processo politico in Iraq

I sunniti sospendono i negoziati per il nuovo governo iracheno in seguito alla rappresaglia sciita seguita all’attentato nel santuario di Samarra.

I leader del Fronte della Concordia hanno anche boicottato l’incontro di stamane con il presidente Jalal Talabani, che aveva convocato nel suo domicilio i rappresentanti politici per coordinarsi in modo da scongiurare una guerra civile. Da ieri almeno 130 persone sono state uccise intorno a Bagdad: gli ultimi corpi sono stati ritrovati stamane al sud della capitale. Una situazione difficilmente gestibile per l’obitorio della città. Nonostante l’appello dell’Ayatollah Alì Sistani a protestare senza attaccare i luoghi di culto, oltre cento moscee sunnite sono state incendiate in tutto l’Iraq. Per cercare di contenere le violenze, le autorità irachene hanno prolungato il coprifuoco a Bagdad e annullato tutti i congedi di poliziotti e militari, da ieri in stato di massima allerta. Centinaia di sciiti si sono radunati oggi a Sadr City chiedendo vendetta. La cupola dorata della moschea di Samarra è andata in frantumi all’alba di ieri. Quattro uomini armati avrebbero collocato martedì sera le cariche esplosive nel santuario sciita dopo aver immobilizzato i guardiani.
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