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Vignette Maometto: la rabbia islamica rinforza l'estrema destra danese

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Vignette Maometto: la rabbia islamica rinforza l'estrema destra danese

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Più le bandiere della Danimarca bruciano in nome dell’offesa a Maometto, più l’estrema destra danese sembra incamerare consensi. Il quotidiano Jyllands-Posten, che stampò le 12 caricature incendiarie, ha pubblicato un sondaggio secondo cui il Partito del Popolo Danese (Ppd), già terza formazione in Parlamento a Copenhagen, ha registrato un’impennata nelle intenzioni di voto dall’inizio della crisi.

Una crisi dal bilancio pesantissimo per il Paese nord europeo: chiuse le ambasciate di Siria, Iran, Indonesia. Idem per i consolati generali di Libano e Tunisia, per non parlare delle ripercussioni del boicottaggio che ha devastato il mercato danese in Medio Oriente. Il Primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen ha preso le distanze dalle caricature ma ha sempre rifiutato delle scuse ufficiali. Una fermezza che comincia far discutere anche fra i partner europei, preoccupati dal fantasma del cosiddetto scontro di civiltà, in un momento delicato per i rapporti fra Occidente e Medio Oriente. Opinioni discordanti si raccolgono nella capitale danese: “Quello che è successo è stato nè più nè meno che mettere benzina sul fuoco – dice un signore. È qualcosa che ci si doveva aspettare da tempo”. “La popolazione musulmana è povera, ha governi corrotti e mancanza di libertà: è facile in tali condizioni che si scateni la rabbia” è la riflessione di un’altra abitante della capitale. Secondo Pia Kjaersgaard, leader dell’estrema destra danese, i consensi per il suo partito indicano che la popolazione comincia a credere nell’esistenza di un “pericolo islamico” interno al Paese.