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Chi è Zacarias Moussaoui, il "ventesimo uomo"

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Chi è Zacarias Moussaoui, il "ventesimo uomo"

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Quattro anni e mezzo dopo l’11/9, il più terribile attacco terroristico che l’America abbia mai subito sul suo territorio, un tribunale giudicherà l’uomo che è stato definito “il ventesimo attentatore”.

In realtà, quel giorno Zacarias Moussaoui non è tra i 19 pirati dell’aria: è stato arrestato tre settimane prima, il 16 agosto 2001, per violazione delle leggi americane sull’immigrazione. È arrivato negli Stati Uniti sette mesi prima; proviene da Londra. Con sé un malloppo di 35mila dollari. Si iscrive a diversi corsi di pilotaggio. Ad agosto entra nell’Accademia della Pan Am di Minneapolis – l’idea è di imparare a far volare un boeing. Ma il comportamento di Moussaoui insospettisce le autorità: “l’allievo non dimostra alcun interesse per le manovre di atterraggio”. Viene arrestato dall’FBI. Le autorità americane lo accusano di aver partecipato attivamente al complotto dell’11/9 in quanto informato dei fatti. Fatti che avrebbe potuto impedire. Lui prima rifiuta l’avvocato d’ufficio; poi si dichiara colpevole; ritratta, quindi nell’aprile dell’anno scorso ammette la sua colpevolezza, ma per un altro attentato, contro la Casa Bianca, mai attuato. Secondo un esperto legale dell’Università George Washington, si tende ormai a escludere che Moussaoui fosse il ventesimo attentatore; “gli stessi servizi segreti, dice, sono giunti a questa conclusione.” In realtà due altri personaggi, ben più coinvolti negli attacchi contro le Torri Gemelle e il Pentagono, sono nelle mani della Cia, ma fuori dalla portata della giustizia americana. Si tratta di Khalid Cheikh Mohammed, mente degli attentati, arrestato in Pakistan nel 2003, e Ramzi Bin al Shibh, presunto tesoriere dell’“operazione 11/9”. Personaggi che Moussaoui ha citato come testimoni, ma che non compariranno mai davanti ai giudici, come denuncia la madre dell’imputato:“Se cercano il ventesimo uomo ce l’hanno già, è a Guantanamo. Lì si trovano Cheikh Khalid Mohamed, e anche Ramzi, ma a mio figlio hanno impedito di incontrarli come testimoni.” Sono numerosi gli esperti a sostenere che Moussaoui è il capro espiatorio della giustizia americana, decisa a individuare almeno un colpevole per l’11/9.