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Egitto, esplode la rabbia dei familiari del traghetto affondato

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Egitto, esplode la rabbia dei familiari del traghetto affondato

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Esplodono le polemiche, attorno al naufragio in Egitto del traghetto al-Salam Boccaccio, uno dei più gravi disastri della storia della navigazione. L’ultimo bilancio ufficiale conta 378 superstiti e 185 morti, mentre nelle acque del Mar Rosso si fanno sempre più flebili le speranze di ritrovare ancora in vita qualcuno degli 800 dispersi. Ma è sulle cause dell’incidente che battono i media e gli stessi sopravvissuti. Com‘è possibile, ci si chiede, che una nave di tale stazza, seppur con un incendio a bordo, coli a picco in soli dieci minuti?

“Stavamo indossando i salvagente”, dice un uomo, “quando l’equipaggio ci ha detto che non era necessario e che tutto era sotto controllo. Poi il capitano ha lasciato per primo la nave”. Circostanza quest’ultima smentita dall’armatore, che in un comunicato sottolinea che il comandante e tutti gli ufficiali sono tra i dispersi. A Safaga, intanto, familiari dei passeggeri si sono scontrati con la polizia al culmine di una protesta per quello che definiscono “un tentativo di nascondere la verità”. Dopo uno scambio di pietre e gas lacrimogeni, si sono contati anche alcuni feriti. Per testimoniare solidarietà alle vittime è giunto a Hurgada – dove sono riocoverati molti dei feriti – anche il presidente egiziano Mubàrak, che ha annunciato di voler indennizzare le vittime con una compensazione di circa 5.000 dollari. Mubàrak ha inoltre ribadito che il traghetto non era munito di sufficienti mezzi di salvataggio.